Prossime Trascendenze

December, 2016
AMRN047
CD Digipack
Price: 
12.50
Gianni Mimmo

Forms, shapes, their dislocation in space, their own dynamics, functions, their contagious outputs and expressive inner logic.
Constellations, definitely.
Composing was to look at them as parts of a complex system, keeping transparency in mind as the final goal […]

Gianni Mimmo

Pivotal work in Mimmo’s discography this “Prossime Trascendenze” explores the intriguing relationships between composed and improvised forms, “tight corners” and collective interplay.
A seamless orchestration toward a higher level of articulation that leads the listener through a textural pulsing structure where enlightened details deliver a splendid intelligibility.
In his liner Massimo Ricci states: […] Across the contrapuntal tableau and the solipsistic fragments we can walk slowly, inhale deeply and observe the small particles against the light rays […]

Prossime Trascendenze” is a body of compositions Gianni Mimmo wrote between 2014 and 2015, consisting of graphic scores intended as formal structures and improvisational strategy for Quintet and Sextet ensembles.
The scores are quite detailed (duration, height, dynamics, etc.), as the idea is to develop a kind of strategy by moving across the given form.
According to Mimmo’s definition these scores provoke a “Navigation through form”:

I consider these scores as maps traced on a puddle.
A single touch can transform the whole reflection, delivering rippled skies, deviating the calm transit of generous clouds
” […]

 

Reviews

Sound Contest
Olindo Fortino

Tutto un mondo creativo, che parte da Earl Brown, Morton Feldman e John Cage, passa per Jackson Pollock, Alexander Calder e Felice Casorati e giunge a György Ligeti, Karlheinz Stockhausen e Anthony Braxton, sembra chiamato all’appello e invocato dalla musica di “Prossime Trascendenze”. Attenzione però, i nomi appena citati sono appena una piccola parte delle influenze, esperienze e “trascendenze” tirate in ballo da Gianni Mimmo con questa validissima raccolta. A volerli quantificare, gli interessi e le intenzioni del Nostro scavalcano infatti ogni ovvietà. Sono passioni e sentieri che alimentano in modo interconnesso e costruttivo l’indagine e l’ispirazione del sassofonista nei meandri di una produzione che, capitolo dopo capitolo, si afferma sempre più logica, fertile ed eloquente. Di fruizione certamente non facile e immediata, l’opera rasenta tuttavia traguardi d’indubbia eccellenza. Realizzate da Mimmo tra il 2014 e il 2015, tutte le composizioni dell’album prendono vita da canoni e modelli tipici della graphic notation. Non solo, per un paio di esse (Daphne e The Nestled Thought) ispirazione e sviluppo partono dall’enigmatica iconicità femminile di due dipinti di Felice Casorati:”Daphne”, appunto, e “Donna sdraiata”. Entrambe eseguite da un sestetto che comprende Gianni Mimmo (soprano) Michele Marelli (corno di bassetto) Mario Mariotti (tromba in do), Angelo Contini (trombone) Benedict Taylor (viola) e Fabio Sacconi (contrabbasso), tali partiture catturano interesse sia per un amalgama timbrica elegante ma al tempo stesso serrata, sia per un astrattismo austero e ondivago che apre simultaneamente le porte del camerismo colto-sinfonico e quelle in cui si ritrovano ad agire insieme (trascinate da un’evidente sensibilità contemporanea) scrittura e libera improvvisazione. Tale dialettica genera colori tra il vivido e lo sfumato nei cinque brani multipli per quintetto (2014) affidati a una formazione del tutto diversa (anche strumentalmente) in cui ritroviamo Mimmo affiancato da Mario Arcari (corno inglese), Martin Mayes (corno francese), Alison Blunt (violino) e Marco Clivati(percussioni). Qui i nuclei sonori si distanziano maggiormente nella loro forma e sostanza, con motivi e ipotesi espressive sorprendenti soprattutto per quanto riguarda il lavoro di contrappunto del violino rispetto ai sentieri imboccati dai fiati. In questo disco il soprano di Mimmo suona anche più personale e originale, libero da influssi e approcci basati sulla lezione di Steve Lacy: qui la sua voce assertiva si rivolge ad altre tendenze e altre suggestioni, senza per questo risultare meno avvincente e importante.

All About Jazz
Neri Pollastri

Prossime Trascendenze raccoglie una serie di composizioni realizzate da Gianni Mimmo tra il 2014 e il 2015 per sestetto e quintetto, fondendo in esse musica scritta e improvvisata. Le opere sono infatti schizzi grafici invece di pagine notate e hanno la funzione di dare spazio e dirigere le improvvisazioni dei musicisti che le interpretano, fornendo loro solo poche indicazioni e affidandosi per il resto al libero utilizzo delle loro attitudini. Inoltre, i brani per sestetto sono ispirati a due dipinti di Felice Casorati, e uniscono perciò due diverse forme d'arte. 

Uno dei tratti peculiari comuni ai brani contenuti nell'album è l'elevata varietà sia sul piano timbrico che su quello degli intrecci tra le voci, grazie alla particolarità degli strumenti coinvolti nelle due formazioni. La cifra è invece classicamente quella del camerismo contemporaneo, con atmosfere aperte e sospese, ancorché mai realmente rarefatte e, al contrario, sempre fitte e pregne di drammaticità. 

I due sestetti iniziali sono entrambi del 2015; i dipinti di Casorati da cui sono ispirati -"Daphne" (1937) per il brano omonimo e "Donna sdraiata" (1951) per "The Nestled Thought" -sono riprodotti nel libretto, anche se ovviamente in formato molto ridotto. Analoghi nello stile ai brani successivi, per chi scrive sono forse più compatti e timbricamente convincenti. I quintetti sono invece cinque, idealmente indipendenti ma di fatto raccolti come parti di una suite

Difficile più del solito dare una qualche descrizione della musica, se non ribadendo che l'elemento di spicco sono le varietà timbriche, esaltate sia dalle impareggiabili qualità interpretative dei singoli -accanto a Mimmo, tra i massimi interpreti del soprano non solo nel nostro paese, è appena il caso di ricordare maestri dei rispettivi strumenti come Angelo Contini al trombone, Mario Arcari al corno inglese, Martin Mayes al corno francese -sia dal coraggioso accostamento di strumenti anche atipici -oltre a quelli già citati, corno di bassetto, tromba in do, viola e contrabbasso nei sestetti, violino e percussioni nei quintetti. A ciò va aggiunto che le composizioni, accanto a momenti frammentati nei quali a contare è soprattutto il dettaglio dei suoni, aprono spesso (inaspettatamente?) anche su scenari epicamente sinfonici.

Musica jazz
Cerini

Mimmo è ben conosciuto per il rigore di una progettualità lucida e viva, oltre che per la rinomata voce del suo soprano, di grande nitore, sempre ammaliante, eppure analitica, capace di incidere all’ascolto donando una sicura sensazione di essenzialità, naturalmente vocata a escludere il superfluo.

Inoltre è largamente apprezzata l’attività della sua etichetta Amirani, dedita alla testimonianza di un settore artistico tanto sotterraneamente vitale in Italia quanto privo di riscontro e reale sostegno.

Nell’album -in parte ispirato a due dipinti di Felice Casorati- si ritrovano tutti gli spunti sopra detti e in più vi si aggiunge il disvelamento di finissime capacità di costruzione (sia sotto il profilo compositivo, sia sotto quello dell’assemblaggio delle notevoli individualità coinvolte) da parte del leader che dipana con encomiabile cura e attraverso due diverse formazioni un discorso ispirato a un camerismo assai elegante e forbito, eppure capace di mantenere tensioni che escludono il rischio dello svilimento a formula.

Diventa così essenziale una capacità quasi di tipo registico nella scelta degli interpreti e nella loro puntuale conduzione; essi del resto sono, insieme a Mimmo, tutti padroni di un suono fortemente affinato e personale. 

E nella coesistenza felice tra simili sfoggi di grande personalità (mai autoreferenziali) è il viatico migliore pure per il perseguito ideale di suono comune.

Blow Up
Stefano Bettinello

Musicista rigoroso e sempre leggibile, anche nelle sue avventure più astratte, il compositore e sax soprano Gianni Mimmo trova nei Due Sestetti e nei Cinque Multipli di questo disco  un esito di straordinaria maturità artistica.

Sono lavori che partono da partiture grafiche che consentono ai musicisti di decidere le strategie con cui muoversi attraverso le possibilità formali [...]

Coinvolti sono alcuni musicisti esperti, da Angelo Contini a Martin Mayes, passando da Mario Arcari e Mario Mariotti..

Di grande rilievo, da qualsiasi angolazione lo si veda.

Rockerilla
Massimo Marchini

Un album di musica strutturata dalla penna del più nobile tra gli improvvisatori italiani, non può che muoversi con la consueta grazia semantica tra generi e timbri, gravido di conoscenze contemporanee, suggestioni cameristiche e visioni transgender che da sempre convincono, riscattando la musica e la sua palpitante emozionalità dai ghetti dei generi e delle mode.

I Due Sestetti (2015) e i Cinque Multipli(2014)composti da Gianni Mimmo sono affidati, oltre che allo stesso autore, a devoti alla musica nuova di lungo corso quali Alison Blunt, Fabio Sacconi, Benedict Taylor, Angelo Contini e altri noti compari di altre avventure, tutte ardite ben oltre le colonne d’Ercole della musica.

Qui vengono offerte percezioni argute di linguaggi inauditi per una nuova semiologia del suono, alle quali Mimmo ci ha da tempo abituato sia come musicista che come discografico con la sua Amirani, in odore di santità.

Echi di tutto ciò che dall’improvvisazione barocca a Stockhausen, Mingus e Braxton ci hanno sedotto sono gli ingredienti di questa ricetta personalissima ove la visone strutturale della composizione lascia ampio spazio all’improvvisazione plastica e seducente dei musicisti complici di questa straordinaria cospirazione.

Le Prossime Trascendenze di Mimmo sono anche, giocoforza, quelle di tutti coloro che vivono la musica perché  soprattutto, qui, trattasi di musica: seria, bella, intelligente, attuale. IMPERDIBILE.

Vynilmine

Σοπρανίστας είναι ο Gianni Mimmo, και από τους πιο διακεκριμένους τις τελευταίες δεκαετίες στη γείτονα Ιταλία. Εν τω μεταξύ έχουμε γράψει πολλές φορές στο δισκορυχείον για τα παλαιότερα CD του, και εν πάση περιπτώσει πάντα θα το κάνουμε (όταν μας δίνεται η ευκαιρία δηλαδή), καθότι ο Mimmo γράφει ή παράγει αξιοπρόσεκτες μουσικές, που περιστρέφονται, συνήθως, γύρω από το τρίπτυχο jazz/ improv/ avant. Ένα τέτοιο άλμπουμ, που κινείται χοντρικά γύρω απ’ αυτά τα είδη (ας προσθέσουμε όμως και τη «σύγχρονη κλασική»), είναι και το “Prossime Trascendenze”. Βασικά, εδώ περιλαμβάνονται δύο έργα. Το 23λεπτο (δύο tracks) “Duo Sestetti” (για σοπράνο σαξόφωνο, τρομπέτα, τρομπόνι, μπάσο κόρνο, βιολί, κοντραμπάσο) και το 32λεπτο (πέντε tracks) “Cinque Multipli” (για σοπράνο, αγγλικό κόρνο, γαλλικό κόρνο, βιολί, κρουστά). Και τα δύο έργα είναι καινούρια, αφού συνετέθηκαν στη διετία 2014-15 και βεβαίως ηχογραφημένα προσφάτως. Στο πρώτο απ’ αυτά παρακολουθούμε μια σειρά από συμπράξεις πνευστών (παράλληλους λόγους περισσότερο, παρά συνομιλίες), οι οποίες υποστηρίζονται από δύο έγχορδα με δοξάρι. Αν και ενδιαμέσως καταγράφονται σόλο στιγμές απ’ όλα τα όργανα (π.χ. κάπου ακούς το σοπράνο του Mimmo να αυτοσχεδιάζει σαν κλαρίνο – άρα υπάρχει και μια τάση να «πατηθούν» αλλότρια τίμπρε), στην πράξη είναι οι διάλογοι, των δύο οργάνων, των τριών… εξαρτάται, που οδηγούν την εγγραφή. Το κλίμα, πάντως, θα το χαρακτήριζα περισσότερο σύγχρονο κλασικό/ αβαντγκαρντίστικο παρά jazz/ improv – χωρίς τούτο να σημαίνει πως το “Duo Sestetti” είναι λιγότερο ενδιαφέρον. Τώρα, στο δεύτερο έργο, το “Cinque Multipli”, τα κρουστά σε πρώτη φάση κάνουν μια διαφορά –κυρίως ως υποσκάπτοντα μιαν ηχητική κανονικότητα με… εφφέ παρεμβάσεις– ενώ και το βιολί έχει περισσότερο χώρο (ως το μόνο έγχορδο) να συνομιλήσει με το σοπράνο, καθώς τα κόρνα μοιάζει να αυτοσχεδιάζουν σ’ ένα δεύτερο επίπεδο. Εδώ, θα μπορούσε μάλιστα να διερευνηθούν και σχέσεις δύναμης και πάθους, ορισμένες φορές όχι μακριά από την αίσθηση / λειτουργία ενός σάουντρακ με επικές διαστάσεις. Συναρπαστικό ως εξέλιξη, αλλά για κάπως μυημένους ακροατές. Και όλο το CD δηλαδή.

Percorsi Musicali
Daniel Barbiero

Prossime Trascendenze, a project that finds Mimmo in the role of composer as well as performer, also involves the interpretation of graphic scores. Composed between 2014 and 2015, the scores are explicitly directed toward bringing into dialogue the prescriptive and improvisational sides of graphic composition and its interpretation. In contrast to the Traces project, the majority of whose scores were interpreted by solo performers, the Prossime Trascendenze project involves interpretation by sextet and quintet. Inviting larger groups to interpret scores that are at least partly indeterminate brings with it several challenges. Not the least of them is the multiplication, by the number of players involved, of the necessarily subjective response to the score’s notation. Such a subjective dimension is an irreducible element in any interpretation of graphic notation; when multiplied, it implies a need to somehow harmonize or fuse responses that may otherwise diverge. When realized by a group, conflict of vision is always a possibility lying latent within the situation the graphic score creates. Mimmo addresses this situation by narrowing down and specifying certain details of the desired performance. The composer offers information on parameters such as duration, dynamics and register, while instructions on articulation, mood, pitch range, foreground-background gestalts and other variables are distributed among individual instruments within the ensemble. Mimmo has, in other words, mediated the graphic score’s inherent indeterminacy through the relational determinacy of orchestration. The importance of orchestration, with its divisions and syntheses of instrumental timbres, is a reminder that part of Mimmo’s inspiration for these works derives from an appreciation of painterly dynamics. (The two sextet pieces are in fact named for paintings by Felice Casorati--Daphne and Donna Sdraiata, respectively.) The ensemble pieces were imagined much as paintings would be imagined—as a set of formal relationships among colors. And it is through the timbral details of orchestration Mimmo converts this conceptual grounding from imagined analogy into the concrete fact of embodied sounds. The ensembles chosen to realize these works are both mixed groups of winds, brass and strings, with percussion appearing in the quintet interpreting 2014’s Cinque Multipli. Both sets of compositions, sensitively played on the Amirani recording released late last year, deftly exploit the interactions of instruments of similar range but dissimilar timbre. In Daphne this difference effect is woven into a quasi-fugal overlapping of long lines—in its deliberate unfolding and gradual addition of voices it recalls Bach’s Musikalishes Opfer—whereas The Nestled Thought works more on a divisionist principle by separating out the instruments into solo events of pure color. The five pieces of Cinque Multipli (2015) push Nestled Thought’s divisionism one step further into an open-textured, Webern-like pointillism. If for the two sextets color is a function of line, here it is a matter of phrasing, of disparate timbres complementing and completing each other’s statements. Much of Cinque Multipli’s success hinges on Mimmo’s deft management of figure-ground relationships and his ability to maintain movement between and within dynamic and dynamically shifting instrumental subunits

Sands Zine
Etero Genio

Nelle ultime recensioni in cui abbiamo parlato di Gianni Mimmo (vedi ai link riportati sopra) s’è soprattutto scritto dello strumentista / improvvisatore duttile e elegante che sa affrontare con la dovuta competenza le più disparate situazioni e i più svariati tipi di collaborazione.
Nell’occasione ci soffermiamo invece sulle qualità del compositore, all’interno di un progetto che, pur coinvolgendo numerosi strumentisti, lo vedono unico responsabile per quanto riguarda la scrittura e l’organizzazione dei materiali proposti. Inizierei dall’ottimo libretto, dove sono riportate brevi schede per ognuno dei dieci strumentisti coinvolti nel progetto. A proposito di Mimmo sta scritto che nel suo pantheon siedono pittori come Jackson Pollock, John McLaughlin, Toti Scialoja, Mario Sironi e Felice Casorati; jazzisti come Steve Lacy e Roscoe Mitchell; compositori contemporanei come John Cage, Robert Ashely e Earle Brown; filosofi come Giorgio Agamben e John Berger; scrittori come Yasunari Kawabata e Herman Melville; poeti come Marina Cvetaeva e Wislawa Szymborska. Queste note sono indispensabili non all’ascolto del disco né alla sua comprensione, nessuno scritto è indispensabile alla comprensione di una data musica, ma sicuramente sono utili all’inquadramento di Mimmo.
Il dato principale che emerge dalla lista dei nomi, che si presume abbiano rappresentato per lui un’influenza, è nel loro non essere univoci. Una non univocità che è manifesta non solo nella citazione di forme artistiche disparate, ma pure nella difformità di interessi all’interno della stessa forma artistica, ne è esempio l’elenco dei pittori nel quale non solo convivono astrattisti e figurativisti ma, all’interno del primi, stili che sembrano cozzare come quello geometrico di John McLaughlin e quello fondamentalmente ageometrico di Jackson Pollock. Questo ventaglio di influenze, e qui sta il nocciolo che lascia distinguere la personalità dello stilista, convergono in un modello personale e ben definito.
Credo che tutto ciò si rifletta nel Mimmo compositore ancor più che nel Mimmo strumentista improvvisatore.
I due elementi principali che emergono da questi sestetti e quintetti sono la grande essenzialità e il concetto, molto contemporaneo, dell’adattamento dei materiali utilizzati. L’essenzialità vuol dire che negli elementi utilizzati non c’è nessun sovrappiù, nessun suono e nessuno strumento che avrebbe indifferentemente potuto non essere presente senza per questo alterare il senso dell’insieme. Pensateci bene e valutate quante volte questo accade.
Con adattamento dei materiali utilizzati intendo l’agire come un DJ o come un concretista montatore di suoni. In pratica l’impressione è che Mimmo non scriva partiture chiamando i vari musicisti a suonarle e/o a interpretarle, si ha invece l’idea che il tutto parta dai suoni di quegli strumentisti, cinque o sei che siano, e che dall’assemblaggio di quei suoni nasca poi quella che è la composizione. Mimmo quindi non partirebbe a priori dalla struttura che va a costruire ma dagli strumenti, e dagli strumentisti, scelti per andare a costruire quella struttura. La mia idea è quella che non solo i sestetti sarebbero diversi se al posto del trombone ci fosse stato un altro strumento ma pure se al posto di Angelo Contini ci fosse stato un altro strumentista. Una differenza, se così fosse, non da poco. La stessa che c’è fra un pittore che ha un dipinto in testa e va a procurarsi i materiali necessari a realizzarlo e un altro che ha dei materiali che gli piacciono e vede cosa può creare con essi.
Naturalmente le mie sono supposizioni, sensazioni, perché, come ho scritto sopra, nessuno scritto può sostituire l’ascolto di una data musica, né può descriverla. Figurarsi una musica realmente complessa come quella di Mimmo. Ognuno è libero di ricavarne sensazioni proprie, pure non univoche e contradditorie. Per tale motivo l’ascolto è ancor più consigliato.
Di concreto posso solo dire che gli strumenti utilizzati nei sestetti (Daphne e The Nestled Thought) sono sax soprano, corno di bassetto, tromba, trombone, viola e contrabbasso. Nei quintetti, gli altri brani, ci sono invece sax soprano, corno inglese, corno francese, violino e percussioni

L'isola che non c'era
Alberto Bazzurro

Puntata più realista del re, verrebbe da definire quella che state per leggere, essendone il copione fra i nostri più classici: generosa carrellata di dischi (dodici), progredendo per organici crescenti, spesso atipici. Partiamo quindi dal duo, con un protagonista quanto mai familiare di queste aree, il flautista friulano Massimo De Mattia, che nel live Blue Fire (Klopotec) si abbina al pianista Giorgio Pacorig, suo conterraneo, per una galoppata di quasi tre quarti d’ora senza soluzione di continuità in cui i due danno vita a uno scambio ora fitto, ora più distillato, prendendo a turno in mano le redini della performance, pur nel prevalere del dialogo a due voci.
Un’altra coppia, giovane, formata dal clarinettista trevigiano Alberto Collodel e dal bassista modenese Simone Di Benedetto, è al centro di DST – Il sistema periodico (Aut), album di estrema eleganza e aplomb, a cui non fa peraltro difetto la capacità di saltare ogni tanto fuori registro, con esiti dialettici degni di nota. Un’accoppiata da tener d’occhio. Non altrettanto riuscito appare il terzo e ultimo album in duo di cui ci occupiamo, Live at Španski Borci (Leo), firmato dal trombonista siciliano (ma da tempo trapiantato in Germania) Sebi Tramontana e dal polistrumentista tedesco (qui clarinetti e sax alto) Frank Gratkowski, due veterani che non si discostano da una pratica di improvvisazione senza rete ormai trita e ritrita, per quanto, nello specifico, non priva di spunti interessanti, favoriti anche dalla brevità dei brani (quindici).
Salendo di un gradino, eccoci ai trii, anch’essi tre. Il primo si deve al trombettista-filosofo veneziano Massimo Donà (foto in alto), una vita a studiare Miles Davis e una discografia fin troppo esigua, oggi rimpinguata da Il santo che vola (Caligola), album originale e un po’ bizzarro in trio con sax e percussioni (più ninnoli vari, nelle mani di tutti) ispirato a San Giuseppe da Copertino (sic!), le cui gesta sono narrate in clima semiserio (ci entra pure Carmelo Bene) nel corso del cd. Che ha, di conseguenza, alti e bassi e una fisionomia più unica che rara. Meriterebbe anche solo per questo.

Strano trio pure I giganti della montagna, sax tenore, piano e violoncello, al centro di Io sono tre (Improvvisatore Involontario), che anche solo il titolo non è male, come singolarità. L’album, alla fine, è un po’ discontinuo, a tratti un po’ rigido, ingessato, ma nel complesso apprezzabile per il taglio sperimentale, la ricerca costante e certi picchi degni di nota. Con un contrabbasso – quello della leader, la romana Federica Michisanti (foto qui sopra) – al posto del violoncello, e il tenore affiancato da oboe, corno inglese e clarone (tutti nelle abili mani di Matt Renzi), eccoci quindi a Isk (Filibusta), ispirato ai trii drumsless di Jimmy Giuffre. L’humus è quello, specie nei brani al tenore, dal timbro scuro e vagamente démodé, e pur senza particolari salti in avanti tutto procede al meglio.
E veniamo ai quartetti, quattro, inframezzati da un sestetto. Quello protagonista di Moonlanding (Tuk) è guidato da un altro bassista, lui però di lungo cabotaggio, Paolino Dalla Porta, per un cd alquanto controverso, fra episodi di grana piuttosto grossa e altri decisamente più ispirati. Sax tenore, chitarra elettrica e batteria gli fanno da cornice, sfoggiando ottimo amalgama e un bel suono d’assieme, per un disco solido non esente, come detto, da qualche eccesso di misura e qualche ovvietà, il che non si può dire di Double Cut (UR), dove i sax sono due, Tino Tracanna e Massimiliano Milesi (soprano, alto e tenore, in tutto, più melodica, ecc.), oltre a contrabbasso, Giulio Corini, e batteria, Filippo Sala, tutti pariteticamente firmatari del cd, che ha grande energia, affonda le sue radici in un post-bop spinto (nel senso di avanzato), fra impasti tellurici di marca (anche) R&B e Ayler (ma qua e là anche Coltrane), come spettro estremo. Detto così parrebbe un lavoro derivativo, ciò che non è, perché la carica e il suono d’insieme hanno forte identità.
Una forza non indifferente sfoggia da subito anche Molester sMiles (Milk), di cui sono parte ancora Milesi e Sala, più Achille Succi, sax alto e clarone, Giancarlo Tossani, tastiere, Enrico Merlin, chitarra, e Giacomo Papetti, basso (foto sotto). Il referente del cd, su indirizzo di Merlin (che ne è un esegeta), è il Miles Davis post-svolta elettrica, senza dimenticare i gruppi ad esso affini, americani quanto inglesi (Soft Machine seconda maniera, per esempio). Il risultato è un cd di notevole impatto, magari a volte un po’ sovraesposto, ma comunque di bella energia e bella coralità.

Torniamo ai quartetti e zoomiamo sul trombone, new entry di questa rapida carrellata. Due i dischi, in realtà di registro alquanto diverso. Il primo vede infatti il trombone al centro della scena; lo si deve al siciliano Tony Cattano, notevole talento già una quindicina d’anni fa, che in Naca (Aut) si abbina a violino (il grande Emanuele Parrini), basso e batteria per confezionare un album di grande valore, con un suono molto preciso che il violino (qua e là la viola) irrora di venature country, in un impasto bellissimo, di grande fascino e ricchezza. Diverso il caso di Light (Albòre), in cui già il titolo ci dice quanto solidità e pienezza lascino il posto a un deambulare ben più astratto, parsimonioso, non di rado intriso di umori iterativo-minimalistici. Il trombone è quello, eccelso, di Gianluca Petrella, ma la paternità del cd è del romano Rossano Baldini, il cui pianoforte, massicciamente calato in coltri elettroniche peraltro mai invadenti, imperversa, con risultati convincenti a singhiozzo, per quanto, del totale, si apprezzino il rigore, la coerenza, lo sguardo non banale.
E chiudiamo col cd più felice del lotto, Prossime Trascendenze (Amirani), inciso in quintetto (Cinque Multipli, 2014) e sestetto (Due Sestetti, 2015) privilegiando i fiati con intenti squisitamente cameristici. Ne è al centro il sax soprano di Gianni Mimmo, mentre tutto il resto cambia fra i due organici: nel totale corni inglese, francese e di bassetto, tromba in do, trombone, viola, violino, contrabbasso e percussioni. Il risultato è un caleidoscopio di situazioni, soprattutto timbriche, di estremo fascino ed eleganza, l’ennesimo grande disco del sopranista pavese, evidentemente troppo raffinato, prezioso, per ottenere l’apprezzamento che meriterebbe. E che per buona sorte gli è tributato all’estero.
 

Music Zomm
Vittorio

La musica del sassofonista soprano strong>Gianni Mimmo arriva con puntualità e con progetti sempre nuovi, grazie alla collaborazione con colleghi che di tutto il mondo. Questa volta l’idea è stata quella di un camerismo eseguito da due formazioni diverse, un sestetto per i primi due brani ed un quintetto per il resto del disco. Attraverso composizioni che hanno la forma di grafici, riesce a mettere insieme idee da realizzare e musicisti da coinvolgere, lasciando ovviamente ampio spazio per l’improvvisazione collettiva. I primi due brani sono ispirati da due dipinti di Felice Casorati, due ritratti di donna che emanano la tranquillità ridata nella musica. Insieme a Mimmo ci sono Michele Marelli al corno di bassetto, Mario Mariotti alla tromba, Angelo Contini al trombone, Benedict Taylor alla viola e Fabio Sacconi al contrabbasso. Nei Cinque Multipli che seguono oltre al sassofonista soprano Mario Arcari al corno inglese, Martin Mayes al corno francese, Alison Blunt al violino e Marco Clivati alle percussioni. Sono tutti musicisti con una lunga esperienza alle spalle nel campo dell’avanguardia. L’intero album trasmette un’immagine di tranquillità, è tutto molto rilassato nonostante l’apparente osticità della proposta. Gli assoli si susseguono su fondali suggestivi, su Dress Code è il sax soprano a creare un momento ispirato a Steve Lacy, altrove si procede per momenti collettivi, dialogando all’interno di strutture impalpabili che danno una cornice e dei confini alla musica. Proprio per la differenza della strumentazione le i brani si presentano con colori diversi, ma su tutto regna un’idea di Third Stream, di contaminazioni che rendono l’ascolto un interessante punto di incontro fra la tradizione colta e quella che viene dalla musica improvvisata

Harri Sjöström (soprano&sopranino sax player)

[…] Like standing in front of a painting...the longer looking the more seeing...moving into something meditative like...traveling to places, multicoloured views of horizons unknown[…]

Clementine Gasser (cellist and composer)

"It is rich in images and colours for the ear
What a poetic and great work!" […]

Orynx-improvandsounds
Jean Michel Van Schouwburg

Au fil des ans, le saxophoniste soprano Gianni Mimmo a tracé sa voie et son label Amirani records contient de vraiment beaux et / ou intéressants témoignages de ses rencontres depuis le milieu des années 2000. Angelo Contini, John Russell, Harri Sjöström, Gianni Lenoci, Daniel Levin, Alison Blunt, Xabier Iriondo, Lawrence Casserley et Martin Mayes pour citer quelques-unes de ses collaborations. Sa démarche improvisée a quelques ramifications avec celle d’un compositeur, si on considère que le fil de ses improvisations suit la logique des intervalles très particuliers d’une pensée harmonique sophistiquée, de structures plutôt que de laisser cours à une spontanéité épidermique. Il y a aussi beaucoup de sensibilité dans son jeu et un goût sûr pour la mélodie monkienne héritée de Steve Lacy, car sa musique free résolument contemporaine, mais sans excès radical, est solidement imprégnée par l’expérience du jazz d’avant-garde. Il cite Roscoe Mitchell, Steve Lacy et aussi des compositeurs comme Schiarrino, Scelsi …. Prossime Trascendente se compose de deux projets de compositions graphiques écrites spécifiquement pour deux groupes distincts avec une instrumentation choisie dans l’esprit de la musique de chambre. Due Sesteti : Gianni Mimmo sax soprano, Michele Marelli cor de basset, Mario Mariotti trompette en do, Angelo Contini trombone, Benedict Taylor viola Fabio Sacconi. Cinque Multipli : Gianni Mimmo sax soprano, Mario Arcari, cor anglais, Martin Mayes, cor, Alison Blunt violon, Marco Clivati percussion. Dès le départ, il faut souligner la qualité de son travail. Daphne offre quelques mouvements associant les couleurs instrumentales comme si cette pièce avait été écrite par un compositeur vingtiémiste, l’intérêt réel de cette pièce se dévoilant petit à petit par les associations de timbres ingénieuses, de glissandi curieux et les passages où les instrumentistes font valoir leur spécificité d’improvisateurs. Si Daphne est plutôt basé sur l’évolution du son d’ensemble, The Nestled Thought met en scène un jeu de questions et réponses avec un sens de l’équilibre original basé sur des interventions solistes. La conception et la réalisation sont particulièrement réussies par rapport à ce que requiert la partition. Les musiciens sont appelés à tracer l’essentiel de leur propre pensée musicale dans des instants mesurés, calibrés et destinés à former un ensemble d’actions dans le temps. Toutefois, si cette démarche a des qualités de clarté et si ces excellents musiciens travaillent au mieux (il faut écouter la précision dans le jeu dans ces « semi improvisations » à la minute huit et neuf, par rapport à leur propre langage et ce dont ils sont capables de jouer en improvisant librement, on est en retrait par rapport au potentiel. Je connais particulièrement bien les travaux de Mimmo, Contini, Blunt et Taylor en long et en large pour les avoir croisés plus d’une fois. Le déroulement de ces compositions, très réussi sur le plan formel, et leur dynamique n’offrent pas le contenu réel et profond de leurs personnalités d’improvisateurs, mais en incarne plutôt une vision schématique, hiératique, stylisée. Si on se réfère à l’écoute de la musique de Duke Ellington, on avait à l’intérieur d’une pièce montée, calibrée et minutée, l’expression la plus profonde de chaque artiste. Ce n’est pas vraiment le cas ici, même s’il y des passages requérants. Cinque Multipli est formé de cinq compositions comme son titre l’indique avec la deuxième Five Facets se subdivisant en cinq miniatures qui résument, semble-t-il, des attitudes individuelles vis-à-vis du moment musical : observing, describing, acting with awareness, non judging of inner experiences, non reacting of inner experiences. Dans Eserczio della distanza, le groupe atteint un momentum avec les phrases engagées des souffleurs et les interventions du percussionniste Marco Clivati. Je relève aussi une surprenante courte intervention d’Alison Blunt. C’est donc un excellent travail orchestral et on doit saluer le travail précis et achevé de tous les musiciens. Mais cette expérience n’exerce pas sur moi-même la même fascination que la démarche et les sons de la musique improvisée libre radicale où des improvisateurs expérimentés associent leurs sons instantanément en révélant les mystères de leurs instruments respectifs et conduisent l’improvisation collective avec un sens inné de la construction musicale ou dans l’expression inouïe de la vie et de la condition humaine. Bien sûr, dans cette mouvance musicale, il y a une bonne dose de groupes pas vraiment intéressants, je l’avoue : cette musique est une tentative. Mais face au haut de gamme, c'est autre chose. Ici, la formule fonctionne et les musiciens assurent. On peut comparer seulement en connaissance de cause. Il faut bien sûr souligner l’intérêt de ce type d’entreprise ne fut-ce que pour le jeu à la fois contrasté et empathique des associations instrumentales, des assonances et consonances, des couleurs. Si les compositions notées graphiquement de Gianni Mimmo sont très satisfaisantes au point de vue formel et temporel – les bonnes idées pullulent -, leur réalisation ne permet pas, à mon avis, de mettre en valeur la spécificité intime de chaque musicien / improvisateur, leur grammaire et leur syntaxe personnelles, connaissant bien moi-même certains d’entre eux. Les occurrences sonores permises par les procédés d’écriture de Gianni Mimmo tombent parfois sur des solutions relativement conventionnelles par rapport à l’expérience acquise en musique contemporaine depuis une soixantaine d’années, alors que d’autres titillent l’écoute car elle délivre plus de spontanéité et d’allant. Sans doute ce projet aurait vraiment mérité d’être expérimenté plus avant, en public, afin de tirer le suc de l’expérience pour un enregistrement postérieur. Toutefois, le jeu vaut vraiment la chandelle car je suis certain que le talent de Gianni Mimmo, son expérience d’improvisateur et ceux de ses collaborateurs, feront évoluer ce concept. Bref, le résultat de cette démarche prête à discussion, mais cela devrait sûrement être reçu cinq sur cinq par les amateurs entre jazz contemporain et musique classique du XXème (Schönberg, Bartok etc..), car c’est, comme décrit plus haut, super bien réalisé et convaincant du point de vue formes et exécution, s'il faut le répéter.

Percorsi Musicali
Ettore Garzia

Le "Prossime trascendenze" auspicate dal sassofonista soprano Gianni Mimmo, conducono ad un evanescente concetto della "forma": ciò che da tempo è oggetto del desiderio nella musica contemporanea al riguardo, passa da un sottile gioco di percezioni. Il cambio di rotta avvenuto nel post-guerra musicale ha delineato un nuovo sistema di relazioni incorporee che demandano al musicista il recepimento di un filo conduttore da utilizzare durante la perfomance. Il ruolo della composizione è strategicamente modificato per assolvere a questo scopo: nelle interessanti partiture dei due pezzi che Mimmo ha scritto per piccolo ensemble da camera e che trovano posto in Prossime Trascendenze, l'obiettivo è di dare informazioni letterali e grafiche essenziali e lasciare che l'improvvisazione faccia il resto. Dietro "Due sestetti" (composizione per sax soprano, tromba, trombone, corno di bassetto, viola e contrabbasso) e "Cinque Multipli" (composizione per sax soprano, corno inglese e francese, violino e percussione) si nasconde un fantastico mondo emozionale che affonda il manico nell'arte musicale e pittorica. Gli splendidi drivers cercati da Mimmo fanno comprendere che l'analisi vada fatta in una sezione artistica del novecento che sta molto cara al musicista: l'orecchio si soddisfa partendo dal Concerto da camera di Ligeti, l'occhio si crogiola nei dipinti dell'hard-edge painting e delle donne di Felice Casorati; l'opera di congiunzione tra i due sensi si fregia invece delle intuizioni delle partiture grafiche di Earl Brown. Sono elementi strettamente interconnessi, che determinano l'umore delle composizioni di Mimmo, che mutua la loro significatività portante: il kammerkonzert di Ligeti ha un suo ruolo dominante, poiché all'epoca della sua creazione si contrapponeva agli insegnamenti seriali recuperando l'efficacia delle linee melodiche e la costruzione di tessiture piene di climatizzazioni in via d'emersione, con clusters, estensioni e movimentazione sonora discreta e dinamicamente impostata allo scopo; Mimmo unisce questi effetti con la bellezza dei quadri di Casorati. Quello che colpisce di questa alleanza è la distanza dei protagonisti auditivi/visivi rispetto alla dimensione vissuta: sono personaggi, note o rettangoli di colore che impongono un'eccezionale deviazione di prospettiva, laddove i personaggi sembrano non partecipare, le note svincolarsi da una forma stabilita, i rettangoli imporre un'idea profonda da trovare aldilà del colore; quella via di mezzo tra realismo e metafisica è la congenialità che Mimmo offre ai partecipanti e grazie alla libertà che ne consegue, è un prezioso regalo per tutti i musicisti coinvolti (Marelli, Mariotti, Contini, Sacconi, Taylor, Arcari, Blunt, Mayes e Clivati dimostrano di possedere un background recettivo superiore alla norma, non solo per le tecniche non convenzionali utilizzate, ma anche per la particolare sensitività mostrata verso l'approccio contemporaneo). Qualcuno potrebbe obiettare: è qualcosa che musicalmente funziona? Decisamente si, specie se pensiamo al fatto che i compositori di rottura del novecento hanno delineato, nell'assenza di forme specifiche, una forma libera i cui punti di riferimento vanno cercati in altre soluzioni d'interesse: Due sestetti e Cinque Multipli regalano delle estasi del momento, ma non c'è nessuna prevaricazione, si avverte nella musica quella spumeggiante voglia di vivere, un sentimento misto tra tenera libertà di espressione e candida ricerca meditativa, una qualità che ci appartiene e può essere rinvenuta solo sintonizzandoci tra noi stessi (è quello che riescono a fare i musicisti qui impegnati). Così facendo si potranno vivere momenti che nascono dal nulla e portano così lontano. Oggi le istanze compo-improv si muovono in direzioni pericolose (si pensi a tutta la dottrina che espande nel movimento e nella mappatura acritica delle relazioni di vario tipo il futuro dell'improvvisazione), ma Mimmo rappresenta un'oasi del benessere che non ha eguali, poiché le sue navigazioni accolgono quell'idea di Sciarrino di indagare su un linguaggio ulteriore rispetto a quelli conosciuti: quello della percezione del sentire, che sa tanto di una vittoria collettiva sulla solitudine, quella riflessione di non conoscibilità spirituale che affliggeva Casorati nei dipinti di Daphne: esiste una dimensione da scoprire che è tutta racchiusa in quella magnifica squadratura dell'ampia finestra, aperta sui campi verdi ed immacolati della campagna e che Mimmo vi invita a percorrere.

Credits: 

Due Sestetti (2015)
for soprano sax, C trumpet, trombone, basset horn, viola, double bass.

1. Daphne (Dal dipinto omonimo di Felice Casorati
2. The Nestled Thought (Dal dipinto “Donna Sdraiata” di Felice Casorati)

Gianni Mimmo: soprano sax
Michele Marelli: basset horn
Mario Mariotti: C trumpet
Angelo Contini: trombone
Benedict Taylor: viola
Fabio Sacconi: double bass

Cinque Multipli (2014)
for soprano sax, english horn, french horn, violin, percussion

1. Ivy and Birds
2. Five Facet
-observing
-describing
-acting with awareness
-non-judging of inner experience
-non-reacting of inner experience
3. Esercizio della Distanza
4. Dress Code
5. Aspera

Gianni Mimmo: soprano sax
Mario Arcari: english horn
Martin Mayes: french horn
Alison Blunt: violin
Marco Clivati: percussion

All music composed by Gianni Mimmo
Recorded at Elfo Studio on November 26, 2014 and on May, 15, 2015.
Sound Engineer: Alberto Callegari
Editing and mixing: Fabio Sacconi
Mastering: Maurizio Giannotti, New Mastering studio, Milano, Italy
Liner notes: Massimo Ricci
Graphics: Mirko Spino
Produced by Gianni Mimmo for Amirani Records