Scarnoduo

January, 2010
AMRN021
CD Digipack
Price: 
12.50
Blastula

Blastula Scarnduo is a beautiful, pure, neo-narrative, dramatic work-performance by Monica Demuru_voice and Cristiano Calcagnile on percussions.
A compelling, dialogic force, crossing intimate and universal dephts, with a huge re-combinatory possibilty.

Words are sounds coming from ancestral tales and future lines.
Sounds are words going to inner places, touching outer limits.

Accurate graphics and all texts booklet offer the opportunity of an ever new interpretation of “Scarnoduo”, like a great story that really deserves to be told again and again.

Reviews

Mescalina
Paolo Ronchetti

Prefazio: Scoprire le cose per caso è sempre interessante, a volte non ci credi quasi. Maggio 2010: ero con mia moglie nella zona di Trento per un rilassante fine settimana e in città era in chiusura il Trento Film Festival. Si parlava di premiazione, visioni di corti e di musica con una serie di musicisti conosciuti e apprezzati ma in ambiti diversissimi: Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Ares Tavolazzi. Figata, penso, e si prende il biglietto. Sicuramente il miglior concerto dell’anno dopo l’inarrivabile Masada Night di fine 2010 a Milano. Nel 2007 i nostri avevano inciso un album, Cime Domestiche (Fandango, consigliatissimo!), in cui rileggevano, in maniera splendida e innovativa, i canti tradizionali delle donne trentine. A fine concerto mi avvento sul banchetto e acquisto Cime Domestiche e questo Blastula a nome Scarnoduo dietro cui si nascondono Cristiano Calcagnile (batteria, percussioni, glockenspiel, lastre metalliche amplificate, voce) e l’unica musicista che non conoscevo, Monica Demuru (voce, armonica, glockenspiel).

Disco splendido, difficile e coraggioso. Disco da 5 stelle su 5 con fuochi d’artificio e, ancora di più che con il duo Raducano /Ribot da me recensito entusiasticamente un paio di mesi fa, assolutamente un disco per chi non si accontenta. Per chi non vuole appigli e sicurezze se non quelle dell’improvvisazione lavorata e ricostruita; dell’apparente non forma che non vuole dire non forma in assoluto ma nuova costruzione; vuole dire una voce capace di fare cose impossibili e bellissime con una “batteria” capace di seguirla e dialogare sempre! Anche quando la posta in gioco è altissima.Nella voce della Demuru emerge un livello di sardità incredibile (e quanto questa terra ci ha dato in questi anni sotto questa veste) che va molto al di là dei versi cantati in sardo. È una derivazione fonica, nell’uso delle accentazioni e delle vocali oltre che nella pura vocalità. 

Ma la cantante sembra padroneggiare qualsiasi tipo di vocalità, da quella teatrale, come in La Porta Marnie o in Volere è Potere 2, a quella rumoristico/improvvisativa come nell’incredibile Spazio Profondo: Sotto la Calotta/Meduse's Musical.Anche quando il brano prende spunto da testi in sardo, come nella travolgente Nanneddu Meu, il tutto è anche spunto intenzionale per un’intro di suoni di “fiato” che diventano percussioni basse e canto e ritornano, nel finale, per un’improvvisazione sui suoni lunghi della voce contrapposti a un pecussionismo quasi tribale. Dinghiriana parte africana e si trasforma nel dolce canto di qualche sconosciuta tribù sarda centroafricana! Impressionante è anche la bravura di Cristiano Calcagnile che sembra avere la capacità di fare da collante sia all’interno del singolo brano che nel complesso del disco.

Si vede sempre, in questo Blastula, un “raccontare” che non diventa mai stereotipo, se non intenzionalmente, e che va a prendere tutto il disco con spunti che si ripresentano più volte come dei personaggi di una pièce teatrale in cui probabilmente non è assente un richiamo anche “politico”. In questo senso va, forse, il ritornare della strofa finale di el me gat del grande Ivan Della Mea (l’è la giustisia che’l me da tort, Ninetta è viva ma el gat l’è mort) e di altre frasi lapidarie che percorrono tutto il disco che sono ribadite nel bellissimo penultimo brano Sa Calarina E Le Mosche Sugli Occhi.Bisognerebbe sempre riconoscere lo sforzo di chi rischia; bisognerebbe sostenere sempre chi rischia e centra in maniera così alta l’obiettivo…e nel profondo una regola.

Jazz Convention
Romualdo Del Noce

Di concerto e in continuità con i fautori del suono liberato e girovago, certo non da fissare nell'epoca recente del free, del creativo o delle forme di rivolta, ma assai più a ritroso nell'arcaico sberleffo dei giullari o degli anti-accademici homeless, una nuova prova arricchisce l'ambito della musica creativa, a firma dello sfaccettato batterista Cristiano Calcagnile e della curiosa e ben investita vocalist Monica Demuru, che recano il portato non solo delle loro già consistenti tracce di scena quanto di un'inesausta corrente di suono energizzato, fecondatore ed inquieto. 

Aperta e coinvolgente la fraseologia, estesi gli elementi in ballo, e a mantenere le fila del noto, problematico e dinamico filone la citazione regionale e politica (Interludio lombardo, Volere è potere etc.), foriera non tanto di segno folclorico o tattico, è qui piuttosto canovaccio vago e pulviscolare - ma le polveri s'infiammano molto rapidamente in un esplosivo cocktail di graffio e rappresentazione, ove i due incursori della scena aperta e teppisti della memoria fanno incontrare in una copula frenetica istinto e stile consapevole, generando appunto la Blastula, forma biologica primigenia e indifferenziata e comunque portatrice di Novità. 

Conferendo ai volumi delle sua animata "vocalità trasversale" e recitante tratti da performer piuttosto completa, l'entusiasta Demuru appare appena più in primo piano (ma probabilmente per il più esposto elemento attoriale) nell'agitare l'azione in simbiosi col drum-acting di Calcagnile, che con vasta presenza mette in vibrazione e scuote membrane e metalli (doppiate da lamine e voce), marcando il passo e tenendo in fibrillazione la scena. 

«La pochezza "voce e percussioni" è un bisogno di vuoto ma anche una personale rappresentazione del mondo e della musica. Anche nell'improvvisazione sonora, il disegno. Il tema che ci ha guidati è quello dell'Identità come stratificazione di vite e memorie. I testi e le composizioni sono come corpi da attraversare, svelare o tenere in ombra.» A sostegno di questi enunciati, a guisa di "scatola magica", l'album si completa con un ulteriore medium grafico: non tanto distanti da quelle "carte da decifrare" di fossatiana memoria le cartine divinatorie sono ben calibrato punto di sintesi tra le lamine dei Tarocchi e le free-cards da pub (nessuno dei due elementi sembri peregrino) e fungono da condensato di conoscenze e ricerca e piacevole supporto e tracciante delle strategie ed urgenze espressive dei due. 

Refrattaria alla disciplina, danzante sui margini pericolanti di un'avant-garde coraggiosa e proterva non tanto per la rete delle citazioni (in fondo non rivoluzionarie, in un'ottica teatrante) quanto nella spregiudicata esposizione senza pelle e senza filtri, in questa performance senz'altro da ritrovare si fissa istantaneamente la microfisica vibratoria del duo, che durante il corso della performance s'incarna più nella voce-strumento e nella percussione spiritata e animalesca che nei rispettivi attori - guitti illuminati che scrollano la polvere della strada e le ombre dell'accademia in una performance capace di coniugare responsabilità e freschezza.

Jazz Review
Dave Wayne

Faced with the prospect of listening to an entire CD of improvised voice-and-percussion duos, I was initially a bit put-off and placed Scarnoduo into the 'back-burner' stack. But the CD's lovely packaging, of all things, made me curious. Once I got it into my CD player, the sheer inventiveness, broad humor, and technical excellence of Blastula quickly won me over. Scarnoduo is certainly one of the year’s very best avant-garde releases, and another feather in the cap for the consistently great Amirani Records label. Though the liner notes assert that the duo freely inserts composed themes, fragments, and phrases at will, the music here is largely improvised. But, somehow, nothing on Scarnoduo feels like 'free jazz' or even 'non-idiomatic free improv' – there's something entirely else going on here, genre-wise, that I found hugely appealing. The duo’s seamless transitions between a seemingly endless multitude of styles, approaches, and sound-worlds is testament their startlingly complete musical skills, willingness to experiment, and their extensive on-stage experience combined with years of practice. You really feel the quality of the music-making right from the start, and it never lets up until the CD is over.

Blastula, the duo of vocalist Monica Demuru and percussionist Cristiano Calcagnile, is ostensibly concerned with the musical concept of ‘littleness’ which they manifest in a multitude of ways throughout “Scarnoduo.” Their performances are as naked, intimate, and personal as music can get – Demuru’s dramatic multi-lingual vocals seem almost confessional at times. Though I rarely understood what she was saying, the feeling that she’s sharing somewhat inscrutable in-jokes and closely-guarded secrets with the listener is quite palpable. There are times you can hear her breathing, and the little noises one’s mouth inevitably makes when it’s in motion. Similarly, Calcagnile frequently sacrifices his considerable percussive technique to pursue extended textural variations and sound-color possibilities using a standard-issue jazz drumkit. As a player, Calcagnile’s most obvious reference points are David King (of the Bad Plus) and Jim Black – he utilizes both similar drum tunings and the sort of rock-based, jazz-informed vocabulary that Black and King have made hugely popular in recent years. Throughout “Scarnoduo” he refers to a dizzying array of rhythmic motifs – jazz, rock, Brazilian, and African elements crop up frequently, as do marches, polkas, and Art Ensemble-like sonic experiments. Demuru is an incredibly diverse vocalist whose unstintingly beautiful singing also refers to a wide variety of styles – from the operatic, to jazz scat, folk, avant-garde, and rock / blues. During the course of a piece, she often changes the timbre of her voice, as a monologist would during a dramatic reading involving multiple characters. In fact, Blastula frequently wanders into theatrical and poetic realms to get their musical points across. So, in their quest for ‘littleness,’ Demuru and Calcagnile may have succeeded more fully in uncovering their own ‘vastness.’

As if the music weren't enough, the CD comes packaged in a lushly-illustrated glossy paper envelope with eight little illustrated cards. Quite fetching, indeed!

Kathodik
Sergio Eletto

Derisorio, estremo, popolare, dotto, schivo, teatrale, contratto, agile, incandescente, messianico, roboante, euclideo, astratto, pazzo, cavilloso, limato eppur poroso come una pietra pomice. Potrei andare avanti senza prender fiato, all’infinito, e comunque non credo caverei mai l’aggettivo, gli epiteti giusti da conferire alla creatura informe di Cristiano Calcagnile (percussioni) e Monica Demuro, Scarnoduo, perché andrei a cozzare il volere degli stessi: spezzerei quell’incantesimo di magica incoerenza che “Blastula”, a partire dall’etimo del nome adottato per il lavoro, si pone di realizzare secondo un’utopica ritualità anarchica. Proprio come la blastula, una fase dell’embrione animale antecedente la sua completezza, i due improvvisano e compongono acquisendo linfa da un archivio di citazioni erranti tra Carmelo Bene, la memoria sarda, Vinìcius De Moraes, Ballard, il poema mesopotamico “Enûma Eliš”, Caetano Veloso (la raffinata confezione è giustappunto accompagnata da una raccolta di cartoline, molto fluxus, su cui sono appuntati i pensieri e le ispirazioni dei nomi sopracitati). Dai loro suggerimenti è (ri)tratta una massa sonora volitivamente indefinibile dove si può, al contempo, essere a rapporto con concretismi e scat d’improvvisazione radicale falcidiata, complessa e non raffinata, zigzagante fra tantrica spiritualità e input primigenio (Trenta, ”La Porta Marnie!”, l’abissale ascesa verso l’alto di Spazio Profondo, Sa Calarina e Mosche sugli Occhi), propulsione massimalista e coscienza sociale (Volere è potere 1 e 2, Mangia la tua Paura), inserti di tradizione popolare ed evoluzione nella contemporanea (Nanneddu Meu, i flash fanciulleschi con Interludio Lompardo I et II, Dinghiriana). Timbricamente le corde vocali della Demuru echeggiano prima di tutto quale frutto d’una espressione tout court personale, e forse solo in una seconda istanza potrebbero aprire spiragli ad aromi etnici, all’ugola nero pece di Diamanda Galás, al lirismo deformabile di Meredith Monk.

Imprescindibile.

All About Jazz
Mark Corroto

Part poetry and part performance art, the duo of percussionist Cristiano Calcagnile and vocalist Monica Demuru, known as Blastula, is sheer delightfulness. Demuru, the Italian equivalent to America's Shelley Hirsch, delivers the spoken with the sung in multiple flavors. Backed by drummer/percussionist Calcagnile, the experience is theatrical, and the delivery is varied.

The songs draw from varying texts, spoken pieces, poetry and wordless sounds. Demuru ranges from childlike chatter to the craggy, croaking of her gruff voice. She can sing like an angel or swear like the devil. The vocals are backed by various percussion works from heavy drumming to light bells. The spoken and sung Italian draw from folk works to popular culture, yielding surprising results. This multifarious recording is pure euphoria and a fantastic discovery.

Sands Zine
Etero genio

Un disco strepitoso

Un duo voce e percussioni non può che far pensare immediatamente, ancor prima dell’ascolto, agli storici duetti fra Max Roach e Abbey Lincoln, pensiero che non va preso affatto come un deterrente ma come un invito alla scoperta di un’opera che non si crogiola affatto su un così celebre richiamo ma si espande in direzioni multiformi e imprevedibili. Sotto l’aspetto performativo le percussioni rimandano a quella grande tradizione spigliatamente ritmica e afro che ha avuto i suoi capisaldi, oltreché nel già citato Max Roach, in ‘Baby’ Dodds, Milford Graves e Ed Blackwell, ma senza dimenticare comunque quegli strumentisti attivi nella contemporaneità più orientati verso una ricerca squisitamente timbrica. La voce, invece, va ad abbracciare un universo complesso e polimorfo che va dalla sperimentazione ‘colta’ di Meredith Monk a quella più ‘popolare’ di Miriam Makeba, attraverso tutta quella (stratos)fiera musical-letteraria che s’è concentrata intorno alla composizione/scomposizione del linguaggio. Ma l’aspetto performativo rende giustizia solo in parte a “Scarnoduo”, che si propone anche come lavoro fortemente concettuale. Le citazioni, letterarie e sonore, i richiami, i rimandi, i ritorni, gli stessi ‘concretismi’, in un’attitudine da giocatori di poker che mescolano incessantemente le carte, tutto contribuisce a creare un unico che mi riesce difficile associare a qualcosa di già ascoltato se non al “Roaratorio” di John Cage. Una serie di cartoline allegate alla confezione riportano citazioni e ispirazioni, che toccano (tra l’altro) Carmelo Bene, Caetano Veloso, Vinicius De Moraes, il poema mesopotamico “Enûma Eliš”, Ballard, Goethe, Ivan Della Mea e vari aspetti della cultura sarda. Comunque, credetemi, in tale complessità non viene mai meno il piacere dell’ascolto, e la curiosità su quello che i due estrarranno poi dal loro cilindro magico accompagna la scoperta di ogni momento del disco, dalle prime battute fino a quelle conclusive. “Scarnoduo” rende giustizia, e valorizza finalmente nella pienezza delle loro possibilità, a due grandi talenti che in passato erano stati troppo spesso confinati nel ruolo di preziosi comprimari nell'ambito di progetti altrui. Credo che Calcagnile e la Demuru siano pienamente soddisfatti da questa loro realizzazione, dacché di motivi per esserlo ne hanno a iosa.

Il Mucchio Selvaggio
Francesca Ognibene

Lo “Scarnoduo” dei Blastula è composto da Cristiano Calcagnile che suona la batteria e Monica Demuru che “suona” la sua voce. Una coesione d’intenti straordinaria per un primo incontro musicale. Si deduce dall’ascolto quanto togliere a se stessi per accogliere l’altro illumini la modestia e così due grandi musicisti vanno in cima a braccetto. Un disco che si prende i respiri, i tempi storti e dritti, le voci: recitanti, cantanti e urlanti. Il senso della foresta esplode e implode in un exploit d’improvvisazione ragionata e scomposta, rimescolata da mestieranti e ordinata secondo logiche emozionali. La suggestione presente è frutto d’ispirazioni tratte da poesie, elegie, salmi, lingue differenti, dialetti, Carmelo Bene, poemi mesopotamici, dipinti, tutti disposti in cartoncini inseriti all’interno della confezione del CD diventando l’emozione che si trasforma in oggetto palpabile. Questo disco lascia dietro di sé molto del suo dire per il modo solo apparentemente tortuoso di essere musica, perché in realtà già dopo il primo ascolto ne rimangono nell’ascoltatore i riflessi, i soffi, la voce di Monica che parla e canta e ispirata (anche) da James G. Ballard dice “accarezzare la pila dei dischi, come fosse una colonna vertebrale neurosonica”. Un modo per raccontarci di questo percepire il senso della musica che brucia il silenzio con le percussioni di Cristiano Calcagnile che mai s’incaglia e scandisce gli attimi e infuoca l’aria della foresta che ci immaginiamo tra gli spazi e i tempi e non vediamo l’ora che arrivi il prossimo passo che duri qualche secondo o qualche minuto sarà parte del suo stesso vivere in quanto musica.

Sodapop
Andrea Ferraris

Giusto per mettere le cose subito in chiaro, diciamo che per quel che mi riguarda parlando di questo disco siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro. I Blastula in realtà sono la cantante, performer e scrittrice Monica Demuru alla voce e quel Cristiano Calcagnile che oltre ad essere un jazzista stimato ha suonato e suona Anthony Braxton, Cristina Donà, Uncode Duello ed una riga infinita di altri musicisti. Batteria e percussioni assortite (e Calcagnile sfodera un arsenale di suoni a dir poco infinito) e voce, al più qualche altro inserto (armonica a bocca ad esempio), registrazione e produzione splendide e null'altro che serva.

Credo che la Demuru oltre a ricordare un mix inedito fra cose fra Meredith Monk e delle cose etniche (le Faraualla ad esempio), sia anche cresciuta in contesti artistici vicini alla contemporanea ed al teatro visto che si tratta di questo tipo di stile. Calcagnile gioca sempre di fino fra il percussivo ed il puro e semplice colore, dall'ambientazione per i lavori vocali a delle parti più strutturate e continue dove dà modo di sentire che nonostante la sua formazione jazz-colta, si tratta di un musicista di ampie vedute e dagli ascolti parecchio eterogenei. Nenie, ninne nanne, marcette, musica popolare, classica contemporanea, brevi sabba e performance che per alcuni ricorderanno la Diamanda Galas più tranquilla. Nel gioco delle parti Calcagnile e la Demuru si scambiano il ruolo principale e quello dell'accompagnamento all'interno delle tracce. Un disco con un alone fra il magico ed il popolare anche se non ci vuol molto a capire che si tratta di una reinterpretazione colta della materia. Mi ero innamorato di questo disco da quando non era ancora uscito, dopo alcuni minuti di ascolto del promo di questo lavoro ne ero rimasto profondamente affascinato, tanto da chiedere ulteriori informazioni sul progetto e riascoltandolo con un amico (un batterista) l'ho trovato ancora più bello di quanto me lo ricordassi. A completare un lavoro già splendido, una grafica favolosa; si tratta di una busta-box che racchiude una serie di carte ad ognuna delle quali sono associati frasi di testo recitate all'interno del disco ed una serie di immagini e di frammenti di memoria, di ispirazione. Pur non trattandosi di un disco particolarmente cupo mi fa pensare ad una frase di un film tutto sommato mediocre come Shutter Island, in cui lo psichiatra tedesco ricorda a Di Caprio come la radice dela parola "trauma" derivi dal greco "ferita", dalla radice "tro" che sta per bucare, forare ed allo stesso modo in tedesco "traum" voglia dire sogno. Non tutti i drammi sono carichi di sofferenza, non tutti frammenti riemergono con facilità, è un processo che avviene con fatica e spesso a monte di molti sforzi, perché a volte ricordare è molto più scomodo di rimuovere. Non tutto il male vien per nuocere ed a pensarci è un po' l'effetto che fa questo disco, che sembra comunque il frutto di un parto sereno, senza "traum-i", o almeno lo sembra, appunto.

Alias Il manifesto
Girolamo De Simone

Come ci raccontano Monica Demuru e Cristiano Calcagnile in una delle dieci cartoline che si sparigliano nella busta/contenitore del loro nuovo cd, a sua volta lasciato libero di muoversi all'interno del package, "i testi e le composizioni(...) possono comparire più volte e trasformarsi nei diversi blocchi. Sono come corpi da

attraversare, svelare o tenere in ombra". Così compaiono "liberi adattamenti" di Omicron-Della Mea(L'è la giustissia che me fa tort del 1963), da Caetano Veloso, da Carmelo Bene (ispirato a): e "statement" alla maniera di Beppe Chiari: "Non é Vero!", grassetto nero su fondo bianco, di Calcagnile. E la Musica? Al tempo stesso
d'avanguardia e potente, popolare e raffinata, interetnica e no-border.
Gran forza, nell'indirizzo del senso delle percussioni, in quasi tutte le tracce. Strepitosa la voce (stavamo per scrivere "recitante", ma sarebbe una diminutio retorica) di Monica Demuru, in grado di cambiare atmosfere, lingue, intenzionalità. Un gran duo, questo "scarnoduo"...

Blog.monsieurdelire.com
François Couture, Monsieur Délire

Je suis sans voix, entièrement conquis par ce disque, réduit à l’état de petit tas informe de plaisir consumé. Blastula est un duo italien formé du percussionniste Cristiano Calcagnile et de la chanteuse Monica Demuru. Scarnoduo présente 16 courtes pièces, des chansons improvisées, articulées autour de jeux de langue et de bouche, jeux d’expressions multiples, entre le mélodisme folklorique et l’art lyrique italien. Ça me rappelle surtout Anna Homler, mais ce disque a sa propre identité, et Calgacnile et Demuru font la paire. Leur interaction est fascinante. Ce disque est sans prétention et ne propose aucune innovation frappante, mais la musique qu’il renferme est fraîche, touchante, stimulante, foncièrement honnête. Et la pochette exquise. Chaudement recommandé.

Supermizzi
Guido Siliotto

Il nome Blastula allude a una fase di vita dell'embrione animale, quando ancora non può parlarsi di un organismo completo, e il titolo del cd, “Scarnoduo”, ben sintetizza le caratteristiche del progetto messo in piedi quattro anni or sono dal batterista Cristiano Calcagnile (che mercoledi sarà al Teatro del Giglio di Lucca assieme a Stefano Bollani ne “I visionari”) e dalla cantante Monica Demuru. Il punto di partenza è il dialogo tra la voce e le percussioni: una dialettica che tende all'incontro, ma che inevitabilmente è anche un inseguire e sfuggire, sull'onda di una ricerca d'equilibrio tra improvvisazione e composizione. Quest'ultima, fa tesoro della necessità di un contatto con le radici: la musica tradizionale e la poesia sono i veicoli per far emergere le pietre dure e scavate dal vento così come la terra arsa dal sole, ma anche le onde del mare agitato della Sardegna, luogo geografico e spirituale. La voce è strumento e le parole servono come non mai anche ad esaltarne la duttilità e a restituirci dramma, gioia e passione. Un disco al contempo ostico, intenso e coinvolgente.

Free Jazz Blog
Stef Gjissels

As you know, I am not a fan of vocals in jazz, but once in a while a record pops up that proves me wrong. This is an example in case (and a strong one), with Cristiano Calcagnile on drums and percussion, and Monica Demuru on voice, and occasionally also mouth harmonica and glockenspiel. The duo goes deep, very deep, intense in the interaction, physically giving themselves fully, but their reach is wide too: from childlike singing to avant-garde grotesque, with poetry, folk, world and everything in between. Knowing my aversion of the genre, I can tell you that it is absolutely stunning at times, with the following highlights : "Nanneddu Meu", a powerful and highly rhythmic dialogue, "La Porta, Marnie!", a serene and meditative breeze, "Mangia La Tua Paura", a children's song evolving into nightmare and back, "Sa Calarina E Mosche Sugli Occhi", an almost classical piece turning into avant-garde and farm animals sounds, a kind of reverse evolution. The pieces are interspersed with short fun melodies. You could argue that all the different angles of attack diminish the album's coherence, you could also argue that the music reflects life itself, in all its contradictory approaches, full of drama and opposing sentiments.

The album comes with art work of the same high level, little cards with the Italian poetry or lyrics. Knowledge of the language may help to fully appreciate the performance, but it's not a necessity to enjoy it.

A must for fans of the genre. Recommended to everyone else.

Credits: 

music_Cristiano Calcagnile & Monica Demuru
recording_Nibiru Station, Novate Milanese, Italy, October 08
sound engineer_Libero Mureddu
mixing and mastering_Libero Mureddu, EveryNowAndThen, Milano, Italy, Jan-Sept 2009
art work_Barbara Frappi
translation_Marco Albert
production_ Blastula and Gianni Mimmo for Amirani records