Genoa Sound Cards

July, 2007
AMRN007
CD Jewel Box
Price: 
12.50
Esther Lamneck / Claudio Lugo

Sounds are like dancing souls in these deeply experienced promenades through Genoa places and rows and docks and voices.

Archaic hungarian Tàrogatò surprising tone played in a contemporary attitude by Esther Lamneck finds in Claudio Lugo’s curved soprano sax the perfect partner to melt their horns with the living humours of the town sounds.
Recorded live in the streets and on the docks.
Beautiful video track by Roberto Merani, filming the transformation and the evolution of this magic sea town, adds fresh and nostalgic sights, a sort of keen sounding image.

Deep feeling work!

Reviews

Cadence
Phillip McNally

Genoa sound cards is a more interesting and more successful use of pure improvisation with environmental sounds. Claudio Lugo plays a curved soprano sax and duos with Esther Lamneck’s taragato, the two horns making an

interesting and compatible sound together. These duets are recorded in and named for a series of locations around Genoa, and use the background sounds and ambient acoustic to form the music. It is fundamentally a Cage inspired project, as the musicians respond to the random noises around them to create true aleatory music. Some of the locations are filled with ancient echoes, as at Palazzo Ducale, others are commonplace and contemporary, as at the Port of Genoa. Each track is linked to the next location by the sound of footsteps in the changing environments.

Lamneck and Lugo are fine musicians and they are great at listening and responding to one another, so their music is tonal and very melodic. But what makes genoa sound cards special is the way the duo uses and responds to the shifting aural environments around them. Worth searching out.

Sands Zine
Alfredo Rastelli

“GenoaSoundCards” di Esther Lamneck e Claudio Lugo è, come recita il sottotitolo, una raccolta di ‘cartoline musicali da Genova’ o meglio ancora, un itinerario musicale attraverso dieci (nove tracce audio e una video) luoghi cittadini a cui arriviamo seguendo letteralmente i passi di una guida, tra le voci della città, attraverso il Cortile Maggiore di Palazzo Ducale fino alla Loggia della Mercanzia, dalla Casa di Paganini fino al Sagrato di S. Maria di Castello e al Porto Edificio in ristrutturazione contenuto nella traccia video. Ci accompagnano in questo affascinante viaggio il clarinetto e il tarogato (strumento ad ancia che nel settecento divenne simbolo dell’indipendenza magiara, leggo dalle note del libretto) di Esther Lamneck e il sassofono di Claudio Lugo, compositori ed improvvisatori ispiratissimi, che ci trasportano e si fanno trasportare dalle suggestioni del luogo, con il loro jazz evocativo, lontano dai classici canoni ma più vicino alla musica contemporanea.

Kathodik
Sergio Eletto

Ci sarà un motivo se l’attenzione che “GenoaSoundCards” ha ricevuto è stata cospicua, seminando buoni frutti. Se lo meritano senz’altro i due mentori, Esther Lamneck e l’abruzzese Claudio Lugo, entrambi rinomati docenti di musica, titolari di questo prezioso manufatto di radicale improv ‘mobile’; ispirazione estemporanea avvolta ad un costante fondale di soundscape, squisitamente studiati e predisposti. Un progetto, dunque, che si è reso responsabile della seduzione di diverse testate, celebri come l’impeccabile Wire, e nazionali come il Manifesto.

Ma andiamo per ordine.

Quest’altra release di casa Amirani è un cd dall’indole geografica, dal mood viaggiatore e come sempre contrassegnata da un serio e critico spirito di ricerca. Si parte dai protagonisti, ambedue venuti a contatto nel capoluogo ligure per dei seminari organizzati dalla New York University, e nella fattispecie, diretti in prima persona dalla Lamneck. Ed è proprio da quest’ultima che sboccia l’impulso di inaugurare alcune session completamente improvvisate, e che all’origine, vedevano anche la partecipazione didattica degli allievi.

E’ il tempo che consente ai due colleghi di aprire un ‘varco d’intesa’, tra loro e tra i loro strumenti: due benevoli compagni dalle affinità timbriche e armoniche complementari.

La Lamneck è una rara specialista del tàrogatò (taragot, tàrogatò): antico strumento ad ancia d’origine magiara, usato spesso nella musica popolare di questo popolo (gli Ungheresi) e di altri dell’Est.

Il suono che germoglia è molto specifico ed originale, ed effettivamente, la definizione multipla che le si dà solitamente di strumento in sostanza dolente, romantico e dalle tonalità decisamente alte rimane la più convincente; lo conferma il canto che fuoriesce alla bisogna: introspettivo e contemporaneamente vibrante, un suono aguzzo, insolente, anche etereo, che in tempi moderni farebbe pensare alla famiglia dei sassofoni, suonati con timbriche nordiche alla maniera di Jan Garbarek. Claudio Lugo, anch’egli, è uno sperimentatore tout-court che non ama affatto esprimersi con facili convenzionalismi.

Lo strumento, cui cimenta il suo diletto già da un bel gruzzoletto d’anni, è un particolare tipo di sax soprano ricurvo.

Ed ecco che i due ‘viaggiatori’ si mettono alla ricerca del teatro dove esibirsi e trovano che la scenografia ideale al proprio duetto sia l’intero spettro della città.

Genova, città di mare, ombrosa, racchiusa da un fascino parallelo che comprende la propria, remota, storia e il trambusto industriale, il via-vai di gente, di popoli che penetra le mura cittadina per opera del grande e vecchio porto.

Tàrogatò e sax ricurvo lasceranno un’indimenticabile scia-melodica di note complesse, meditative, nomadi e istantanee come nella migliore tradizione free; avvieranno meticolosi dialoghi tra le cinta del cortile di Palazzo Ducale, sotto la Loggia della Mercanzia e presso l’Arena dei Banchi in Vico Mele; evidenzieranno strane angolature di suono nei vari locali di Casa Paganini, in due diversi ambiti del Porto e, infine, dinanzi al sagrato di S.Maria di Castello.

Se si volesse stendere una descrizione riguardo i diversi soundscape, e affiancare ciò alla scala di differenziazione che il compositore Raymond Murray Schafer, all’interno del progetto di ricerca World Soundscape Project (’77), conferì ai tanti e vari rumori ambientali-esterni, potremmo optare per la famiglia dei Segnali (sviando le altre due ‘confraternite’, Toniche e Impronte Sonore).

Nei Segnali, il compositore canadese, includeva i rumori che l’essere umano recepisce e crea con fare conscio: sirene di un’ambulanza, il traffico, i clacson, un fiume di persone a passeggio, gente che parla ecc. Tutti elementi che a turno, in contesti differenti, viaggiano di pari passo con i due musicisti.

Va comunicata, inoltre, la presenza parallela all’interno del supporto di un file video, diretto da Roberto Merani, dove scorre una performance compiuta all’interno di un edificio in costruzione del porto.

Improjazz
Jean Michel von Schouwburg

GenoaSoundCards, ce sont les espaces de la ville de Gênes qui sont visités par le duo d’Esther Lamneck au tarogato et de Claudio Lugo au sax soprano incurvé : Cortile Maggiore de Palazzo Ducale, Area Bianchi, Loggia della Mercanzia, etc... Si Mimmo est un inconditionnel de Lacy, c’est un peu à Lol Coxhill que l’on songe ici. L’enregistrement live révèle l’acoustique particulièrement réverbérante des lieux et même les sons de la rue ou les bruits du port. Le cd confectionné avec l’aide de Ufficio Cultura de l’Assessorato alla Cultura de la Comune di Genoa contient un livret bien documenté sur le travail des artistes en relation avec les espaces urbains. Un video – clip « Porto – edificio in ristrutturazione » permet de visualiser leur démarche de faire vivre leur musique dans l’espace. Cela n’exclut pas une véritable tendresse (Sagrato di S.Maria di Castello). La qualité de l’enregistrement dans l’environnement, le choix judicieux des micros et leurs emplacements, tout concourt à ce que Genoa Sounds Cardfasse passer une réelle émotion. Une véritable sensation d’espace nous envahit à l’écoute de la musique. Les deux instruments vibrent dans chaque lieu avec leur qualité particulière. Esther Lamneck, enseignante à la New York University, a tissé des liens précieux avec des artistes de la péninsule (Eugenio Sanna). Ce projet original et remarquablement réalisé est un témoignage supplémentaire du potentiel créatif des musiciens improvisateurs italiens. Viva l’Italia de l’imagination et de la sensibilité au service d’une véritable expression originale.

 

Musica Jazz
Alberto Bazzurro

Già i titoli dei nove brani (uno anche su videoclip del pittore Roberto Merani) dicono della singolarità dell’operazione: una promenade di due musicisti attraverso una serie di luoghi icona di Genova, in compagnia dei loro sassofoni( il tarogato è simile a un sax di legno, su registri timbrico-espressivi prossimi al soprano) e, perfettamente udibili (in special modo nelle cesure fra brano e brano), di più o meno consapevoli compagni strada, con i loro passi, le loro voci.

Il risultato è un album dal fascino particolare, esoterico, con sonorità che variano da brano a brano (perché mutano i contesti, echi e riverberi ora appena accennati, ora paurosamente saturi), sempre nel segno di una sorta di astrazione, surreale quanto incapsulante, che apparenta questo deambulare in suono ad azzardi remoti (Straws di Steve Lacy, antico di trent’anni) e molto più vicini ( Evan Parker con i September Winds all’interno della famigerata cisterna), per un’esperienza di ascolto che non può neanche essere troppo raccontata: perché non solo di musica si tratta.

The Wire
Julian Cowley

Esther Lamneck plays that pleadingly expressive Hungarian woodwind the targato. Claudio Lugo plays the curved variety of soprano sax.

In July 06 they recorded an absorbing and unusual set of improvised duets, Genoa Sound Cards, at various locations within the north Italian coastal town. Both musicians draw upon a broad range of experience and intuitions. Lamneck, renowned as a clarinet soloist in orchestral contexts, has also made notable tarogato realisations of works by electronic and computer music composers Larry Austin and Joel Chadabe.

Lugo studied with composer Sylvano Bussotti and has played jazz with musicians of the caliber of trumpeter Kenny Wheeler and pianist Misha Mengelberg.

The duo's combination of openness and refined technical ability enables them to be not only sophisticated interpreters of notated scores, but also eclectic and imaginative improvisers.

The horns retain their distinctive voices as they interact in animated chatters, quarrelsome exchanges or reverberant accord.

Above all, there's genuine dialogue here.

Genoa also features: as stimulating context, in the echo from its walls, and psychogeographically, in the acoustic diffusion through its spaces.

The music is interspersed with footfalls, people talking, sea sound, pigeon wingbeats and other traces of place and time.

All very engaging, and the final track, a nine minute video filmed by local artist, Roberto Merani, has images from the vicinità superimposed on footage of the duo.

Blow Up
Valerio Mattioli

Nove cartoline da Genova a firma Esther Lamneck e Claudio Lugo:

la prima alle prese col tarogato, strumento tipico della tradizione ungherese, il secondo col suo sax soprano ricurvo, ed è curioso notare l’assonanza tra i due timbri, il modo in  cui questi dialogano alle prese con un ambiente (palazzi, strade, vicoli) che di fatto è strumento terzo.

Nonostante qualche rumore di strada, qualche brusio indistinto, qualche bambino che scorrazza, l’ascoltatore può solo immaginare il botta e risposta tra le ance e la città- che poi è, di fatto, il concept alla base del progetto- ma quello che conta sono i suoni: austeri, secchi, aspri, che sembrano cadere dall’aria e che nei momenti migliori riecheggiano un’indole astratta eppure ansiogena.

Improvvisazioni a parte, è l’aria di Genova che si respira: vicoli, gru e sopraelevate annesse.

Rockerilla
Andrea Dani

A. è l’incontro, come dice il titolo, di un luogo e un suono, o, meglio di più suoni e di molti luoghi di una città, Genova.

L’improvvisazione, che sta alla base delle cartoline sonore del duo, viene trasportata in differenti scenari della città, di cui il reperto/referto sonoro in cd differenzia soltanto, e curiosamente, per eco, dimensione dello spazio, respiro dei suoni, o si materializza nelle tracce del videoclip incluso.

Esther Lamneck, oltre ad essere rinomata clarinettista e docente presso la New York University, è solista di tárogató, strumento ad ancia della musica popolare ungherese, sorta di ibrido tra oboe, clarinetto e sax soprano (per farla semplice), mentre Claudio Lugo è compositore e saxofonista, docente presso il Conservatorio di Alessandria e il Dams di Genova. 

I due strumenti incrociano le loro sinuose, acidule e inquiete linee sotto le volte della Loggia della Mercanzia, nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale o nei docks del porto, sorta di sublimata concrete music che trova, nell’interazione con lo spazio la propria ragione di movimento ed esistenza.

Sodapop
Andrea Ferraris

Ecco Claudio Lugo impegnato in un duo con Esther Lamneck con la quale ha realizzato un disco interessante sotto molti punti di vista. Il disco si colloca agevolmente all'interno del catalogo Amirani, nonostante la costante degli strumenti a fiato le uscite dell'etichetta pavese sono abbastanza variegate, e mi sentirei di dire che in generale ci sia una pulsione avant-jazz (o abstract?) che si muove all'interno di quasi tutte le uscite. Detto ciò sarebbe veramente un peccato liquidare un disco del genere come se si trattasse di un semplice duo, infatti in questo caso il contesto ambientale non fa da semplice contorno ma da terzo in comodo tanto che potremmo quasi parlare di un trio. Se nella leggenda di Carver i suggerimenti dell'editore di sfoltire hanno rivestito tale importanza e se ancora in Davis la produzione di Macero non è per nulla secondaria in GenoaSoundCard la città fa da ambiente-intruso-fonico e produttore. Infatti le improvvisazioni del sax soprano di Lugo e del Tàrogatò della Lamneck sono state registrate in diverse location del centro storico di Genova a mò di "field recording" in cui i due oltre a sfruttare le dinamiche sonore dello spazio in cui suonano, interagiscono con la componente aleatoria costituita dal suono delle città sia che esso sia un rumore indistinto, sia che si tratti del vociare dei passanti. Nessuno studio di registrazione quindi, ma riverberi naturali, rifiniture sonore che si perdono fra definizione estrema e lontananza, i piani si sfondano come se si trattasse di un "trompe l'oeil", alta risoluzione e bassa in questo disco si susseguono senza soluzione di continuità fra i chiari oscuri dei vecchi muri. Palazzo Ducale, Area Banchi, Casa Pagani, Santa Maria di Castello ed ovviamente il Porto attraversati (ed attraversanti) come se si trattasse di una vecchia nave fantasma che si arena dentro la Superba. Sarei tentato di dire che le case arroccate una sopra l'altra, la scarsezza di luce di certi vicoli abbia influenzato i due fiati e quindi fra acuti, note che si sovrappongono canti e dissonanze Lugo e la Lamneck sembrano divisi fra la ricerca della luce ed il suono in dissoluzione. Michele Manucci nelle note introduttive di copertina parla giustamente di un viaggio fatto a seguito dei due improvvisatori e quale miglior modo di viaggiare che coglierne i risvolti imprevisti/imprevedibili? Credo che Levi Strauss avrebbe ampiamente annuito durante la lettura delle note di copertina: la sua visione del modus operandi dell'antropologo non è poi così distante. Cò che accade è che un mazzo di chiavi, un motore ed un qualsiasi rumore vengono integrati agevolmente in questo diario sonoro per cui si tratta più che mai di SoundCards a tutto tondo.

Il Manifesto
Guido Festinese

Esther Lamneck è docente presso il Dipartimento Musica della New York University. 

Claudio Lugo al Conservatorio di Alessandria e al Dams ligure. 

Non sono i titoli, però, a fare la sostanza. 

E la sostanza , qui, è di trovare un libero confronto (assumendosi tutti i rischi e le bizzarrie capricciose che la casualità della vita quotidiana impone, anche rispetto al cosiddetto soundscape, il “paesaggio sonoro” ), nel segno mobile dell’improvvisazione radicale.

Lamneck è una specialista del Tárogató, ancia magiara dal suono penetrante e un po’ dolente, Claudio Lugo da diversi anni ama suonare il sax soprano ricurvo, ancia “moderna” che col parente transilvanico ha un curioso rapporto d’assonanza e complementarietà. 

Si erano incontrati per seminari sull’improvvisazione, poi hanno deciso di fare il salto: loro due assieme, a sondare spazi antichi, moderni e in piena trasformazione di Genova. 

Echi, crudezze di suono e improvvise dolcezze danzanti, saette serpentine e sapori meditati: dove l’ambiente, attorno, reagisce con grazia o con ferocia. 

Si resta estasiati, alla fine, come a esser stati portati in giro da una coppia di sciamani della musica. Accluso un videoclip di Roberto Merani.

Credits: 

Esther Lamneck _ tarogatò
Claudio Lugo _ curved soprano saxophone
Recorded live in Genoa, july 2006

Sound engineer _ Claudio Lugo
Executive producer _ Claudio Lugo
Photos _ Roberto Merani
Graphics _ Roberto Merani, Mirko Spino
English version _ Fulvio Giglio