Wet Cats

July, 2017
AMRN052
CD Digipack
Price: 
12.50
Gianni Lenoci e Francesco Cusa

Stunning interplay, sound consciousness, colour palette of the richest kind.
A musical exploration driven through expressive depths, textures delights and complex pixeling sparks, by two cutting edge musicians who really master their instruments in the most flexible way without losing a solid, bodied sound.
Lenoci and Cusa, already bold presences on Amirani catalogue, really play a pregnant interaction on this Wet Cats album where everything moves fluidly through eccentric creative circles of inspired music.
Don’t miss it!

Reviews

Sound Contest
Olindo Fortino

Ultimissimo titolo Amirani pubblicato in catalogo (siamo al numero 52), “We Cats” sancisce l’incontro al vertice tra Gianni Lenoci (piano, anche preparato, e flauto in legno) e Francesco Cusa(batteria). Il musicista pugliese e quello siciliano hanno in verità background piuttosto dissimili ma in questa registrazione effettuata in studio a Monopoli si concedono l’uno all’altro al meglio delle loro capacità, conseguendo in modo facile ed esemplare un risultato finale degno di applausi. Qui il loro dialogo prende forma in un unico brano improvvisato per cinquantuno minuti di musica avvincente e proteiforme. La coppia parte in sordina, in modo circospetto, attendendo una scintilla creativa che non tarda ad arrivare. Cusa stuzzica nervosamente i piatti mentre Lenoci agisce tra tastiera e cordiera. Dopo il sesto minuto i due sono già a bordo, nella cabina di comando di un aeroplano che lentamente decolla tra accordi pieni, acciaccature, sfregamenti, note percussive e sbattimenti ritmici. Raggiunta una certa quota il volo resta orizzontalmente sospeso nel vuoto, cullato da una lieve inerzia microtonale. D’improvviso, al quindicesimo minuto, si affronta una moderata perturbazione atmosferica generata dal frenetico sovrapporsi timbrico e ritmico dei rispettivi strumenti. Un paio di minuti dopo torna la quiete. L’atmosfera è tersa, neoclassicamente rarefatta. Arriva quindi un pindarico crescendo di piano accompagnato da un intenso rollio percussivo. Il velivolo prende velocità ma segue una rotta folle e irregolare, rischiando a tratti di precipitare. I due piloti se ne accorgono e riprendono il controllo sui tempi pressanti di moderne variazioni impro-jazz. Dopo il trentesimo minuto spengono inspiegabilmente i motori, facendo vibrare il suono con labili rintocchi. Il viaggio riprende su motivi prima ripetitivi e poi istericamente sconnessi. La tastiera di Lenoci arde note su note, la batteria di Cusa accelera la loro combustione. Al quarantacinquesimo la conversazione diventa concitata, il velivolo risale in quota un’ultima volta. Il viaggio però volge al termine, la meta è all’orizzonte. Si plana e atterra dolcemente, cullati dall’infantile e impercettibile soffio del flauto. File under: impro aerodinamica.

Vynilmine
Ο 54χρονος Gianni Lenoci είναι από τους σημαντικούς, σημερινούς, ιταλούς πιανίστες-αυτοσχεδιαστές. Είναι δε, φρονώ, γνωστός και στην Ελλάδα, αφού έχει συνεργαστεί σε παραστάσεις και στη δισκογραφία με τον Σάκη Παπαδημητρίουκαι την Γεωργία Συλλαίου (άκου, ας πούμε, το “Nosferatu A Monopoli” από το 2005). Έχουμε γράψει κι άλλες φορές στο δισκορυχείον για δίσκους στους οποίους συμμετέχει ο Lenoci και τώρα έχουμε ακόμη έναν.
Αυτή τη φορά ο ιταλός μουσικός, που χειρίζεται πιάνο, προετοιμασμένο πιάνο και ξύλινο φλάουτο, συνεργάζεται με τον ντράμερ Francesco Cusa, σε μια σύνθεση για πιάνο-κρουστά (βασικά). Λέω «μια σύνθεση», επειδή υπάρχει ένα μόνο κομμάτι στο άλμπουμ, που διαρκεί σχεδόν 52 λεπτά.
Είναι ολοκληρωμένο αυτό που παρουσιάζουν οι Lenoci και Cusa. Έχει συνοχή, εκπλήξεις, αλλαγές, ειρμό και συνεχείς αυτοσχεδιαστικές περιδινήσεις, που κάνουν «εύκολη» την παρακολούθησή του. Φυσικά, κάτι τέτοιο οφείλεται κατά πρώτον στη φαντασία και το ταλέντο του Lenoci, που ξέρει, χρόνια τώρα, να «τραβάει» απ’ όλο το σώμα του πιάνου ξεχωριστά ηχοχρώματα, ενώ και ο Cusa, που συνοδεύει με διαφόρων ειδών μπαγκέτες, είναι πάντα «εκεί» έτοιμος να ανταποκριθεί στις απαιτήσεις ενός τέτοιου ντούο. Έτσι, λοιπόν, σε μια σύνθεση που ξεπερνάει τα 50 λεπτά, την “Wet cats”, δεν είναι… παράλογο να συναντήσεις μέρη κάπως πιο συμβατικά (με τη μελωδική γραφή να ακολουθεί minimal κατευθύνσεις), περάσματα που να έχουν εντός τους τη δύναμη του rock (περί το 25ο-26ο λεπτό) και βεβαίως φάσεις ήπιες, χαμηλών τόνων, με πιο σαφή ρομαντική διάσταση. 
Όλα αυτά εν σειρά σ’ ένα άλμπουμ ελεύθερο και μελετημένο στον ίδιο βαθμό.
Avant Music Reviews
Daniel Barbiero

Wet Cats is a single, nearly hour-long improvisation by Italian musicians Gianni Lenoci and Francesco Cusa. Lenoci, whose background includes studies with Paul Bley and Mal Waldron, plays piano and prepared piano and a bit of wood flute at the very end, while Cusa plays drums. Although they are an ensemble of only two, they fill out a broad spectrum of audio space partly by virtue of the nature of their instruments and partly by virtue of their intelligent playing. Lenoci is sensitive to the piano’s percussive qualities as well as its coloristic effects. He’s capable of taking the music into surprising places, shifting smoothly from agitated, abstract atonality to romantic or bluesy implied chord progressions. Cusa’s drumming is energetic when drive is needed and restrained when the music takes a reflective turn. He is as capable of playing a free pulse beyond barlines as he is able to lay down a solid rock beat. The interaction between the two is assured and seamless; given the quality of their collaboration it comes as no surprise that Lenoci and Cusa are able to maintain a taut focus over the entire course of the performance.

Orynx-improvandsounds.blogspot.it/
Jean-Michel Van Schouwburg

Une longue improvisation en duo piano/percussions parue sur le label Amirani du saxophoniste Gianni Mimmo. Le pianiste Gianni Lenoci travaille régulièrement avec Mimmo en duo ou en groupe, les Reciprocal Uncles, pour lesquels un remarquable cd a été gravé en 2010 sous cette dénomination (Amirani AMRN022). Avec le batteur Francesco Cusa, on entend aussi Lenoci au piano préparé et pour finir discrètement à la wooden flute. La musique du duo est tendue par les groove secs installés par le batteur et autour des quels le pianiste improvise avec un toucher et une classe impressionnantes. On trouve chez lui bon nombre des qualités pianistiques qu’on apprécie chez Agusti Fernandez, Georg Graewe, voire Fred Van Hove. Une belle logique et un sens réel de l’improvisation. La trajectoire du duo traverse des domaines variés proches d’une démarche contemporaine et se rapproche d’un jazz d’avant garde puissant basé sur des tempi autour duquel les deux improvisateurs tournent adroitement durant une belle séquence.Francesco Cusa est avant tout un batteur de jazz à risques qui ne craint pas l’aventure. J’avais beaucoup apprécié un trio roboratif avec l’inoubliable saxophoniste alto sicilien Gianni Gebbia où Cusa était absolument à son avantage. Donc, dans cet album, la musique est remarquable, le pianiste brillant et lumineux avec un savoir faire haut de gamme et le batteur tout à fait à la hauteur. Sachant très bien qu’il ne faut pas attendre des choses très audacieuses, question « liberté », de la part de Francesco Cusa parce que sa pratique est orientée vers la rythmique, je ne vais pas me plaindre. Mais j’aurais préféré une orientation plus chercheuse ou exploratoire au niveau des paramètres sonores et percussifs, des formes et des échanges. On pense à Roger Turner qui vient (enfin !) d’enregistrer avec Fred Van Hove, Martin Blume, Mark Sanders, Paul Lovens ou Marcello Magliocchi, lui aussi de Monopoli comme le pianiste. Cela dit cette musique fera le bonheur de ceux pour qui cette orientation correspond à leurs attentes, car elle est magnifiquement jouée.

Music Zoom
Vittorio

Fra i protagonisti dell’avanguardia in Italia Gianni Lenoci qui al pianoforte, pianoforte preparato e flauto e Francesco Cusa alla batteria occupano un posto speciale per la loro continua ricerca, sia nel campo dell’improvvisazione che nell’esecuzione (Lenoci è spesso coinvolto in progetti in cui esegue le partiture di compositori contemporanei). Questa volta sono faccia a faccia da soli in un progetto ambizioso, un duo in studio che non conosce limiti creativi, cinquantuno minuti di musica che sono un continuo scambio di idee, un flusso di suoni che non accetta interruzioni, un’avventura in cui ci si lancia per venirne risucchiati per quasi un’ora. All’interno della lunga esecuzione si distinguono momenti diversi che avrebbero potuto essere brani messi insieme in un ordine scelto a posteriori durante il missaggio. Invece la scelta, quasi provocatoria, di lasciare tutto così come si è svolto in studio, quasi un momento magico che si prolunga all’infinito. Si passa dalle atmosfere alla Cecil Taylor (che spesso ha suonato in duo con batteristi) a situazioni più rilassate, ma la cosa più importante é il dialogo, il continuo rilancio di idee, l’empatia, la comprensione fra i due che li porta ad eseguire in tempo reale tutte le idee che passano per la testa senza che spuntino conflitti o si pensi a ripetere il pezzo. Incisioni così sono sempre una sorpresa, per il pubblico e per i musicisti, anche loro in preda quasi ad una trance che fa di questo disco qualcosa di speciale, anche in un campo così fuori dall’ordinario come è l’avanguardia.

Giuseppe Carbone

Dal gesto al segno tracciato su una pietra, dalla scrittura sacra alla materia di colore o marmo, dal papiro al foglio tratto dal tronco dell’albero, dalla vibrazione di un pensiero alla raffinata interpretazione dei rimandi e della dimensione di significatività che rende possibile lo sguardo sulla totalità di ciò che è, il segno ri-flette la strutturache connette, la Forma che regge dinamicamente il Tutto nei suoi dettagli, dove invero essa si cela. Come il guscio della lumaca e la galassia hanno in comune la spirale, i segni hanno in comune il tratto di una significatività che raccoglie nel dettaglio l’immagine del Tutto. L’opera-mondo è poiésis, ma perché emerge dalla Forma, ne è emanata, partorita, combinata e gettata lì nell’orizzonte dove siamo noi ad agire e credere, amare e odiare, godere e patire; e nella dimensione dell’Arte, in noi si attua la flessione del segno che è sintesi di un logos di azione produttiva che coglie un tratto del Tutto e lo restituisce al Tutto mediante i suoi stessi segni.

Non siamo noi che allestiamo un Theatrum orbis da cui guardiamo chi e cosa siamo, ma sono i segni che si mostrano, che appaiono, tra nascita e morte.

WET CATS, come opera-mondo obbedisce alla legge di una scrittura che flettendo l’apparire dei segni li restituisce in un paesaggio sonoro espressionisticamente aperto che mostra, indica, ma intransitivamente. Non rappresenta, non rimanda, semplicemente c’è. Ma c’è come esso stesso spæculum, theatrum, insomma mappa e diorama di se stesso.

Poi siamo noi a bruciarvi dentro e leggervi i segreti. Estetica, dunque, comeesperienza di un essere-in-atto simbiotico inevitabile tra io empirico e opera d’arte.Questo però, benché segni e scrittura ci attraversino con selvatica costanza, non accade con tutte le opere d’arte, ma quelle opere-mondo che sperimentiamo e ci restituiscono a dimensioni spirituali e carnali, a visioni estatiche di confluenze in cuinoi stessi e la cosa-arte siamo identici.

Quando teniamo in mano un libro di de Sade, I Canti di Maldoror, oppure Proust, l’Ulysses, la Baghavadgita non abbiamo a che fare semplicemente con libri. Ma con noi stessi e le tracce della struttura che connette il Tutto. Pericolo di caotizzazione dei nostri rassicuranti giardini privati, della nostra volontà di emendare il sublime che brama di restituirci ciò che eravamo fuori dal nostro mondo: dèi.

La musica di Wet Cats scorre e articola se stessa, le sue sequenze aprono a dimensioni in cui, come accade con Also Sprach Zarathustra di e non più di Nietzsche, tutto il dicibile è impronunciabile. Poema filosofico questo, crudele Ethicamore monstruo demonstrata, dove monstruum sta per prodigio, teratologia co(s)mica essendone la resultante inevitabile; esplosione e contemplazione di teratologie sonore che scompaginano il dicibile musicale Wet Cats che, come il poema di Nietzsche pone l’io empirico su una graticola infuocata che bruciandolo lo costringe a scoprire cos’è.

E in questo viaggio che Wet Cats compie, c’è il cammino di Zarathustra, come le esplorazioni di opere-mondo che amano il pericolo della verità. Infatti Wet Cats,come lo Zarathustra è un affresco di rivelazioni estatiche, un canto che canta se stesso, come l’essere, come la totalità dell’essente canta e danza la sua in-coscienza.Si può ancora dunque dire dell’indicibile che pure si dice?

C’è la Gioia di essersi lasciati cuocere dal Roveto Ardente e aver visto il proprio daimon ridere di noi.

Credits: 

Gianni Lenoci: piano, prepared piano, wooden flute
Francesco Cusa: drums
Music by Gianni Lenoci and Francesco Cusa
Recorded at Wavehead Studio, Monopoli, Italy on June 25, 2015
Sound Engineer: Mimmo Galizia
Photo by Domenico Di Leo
Graphics by Nicola Guazzaloca
Produced by Gianni Lenoci and Francesco Cusa
Executive production : Gianni Mimmo for Amirani Records