Earle Brown

May, 2018
AMRN054-06C
CD Digipack
Price: 
12.50
Gianni Lenoci

”The earliest and still predominant influences on my conceptual attitude toward art were the works of Alexander Calder and Jackson Pollock ... the integral but unpredictable ‘floating’ variations of a mobile, and the contextual ‘rightness’ of the results of Pollock’s directness and spontaneity in relation to the materials and his particular image of the work…as a total space (of time).”  

Earle Brown’s influence on the avant-garde community has been philosophical as well as tangible and practical. His conducting techniques and experiments with “time notation,” improvisation, and open-form compositional structure have become part of contemporary compositional usage. His musical friendships were legendary, from Bruno Maderna, who conducted first performances of many of Brown’s works, to jazz musicians such as Zoot Sims and Gerry Mulligan.

The sixth volume of Amirani Contemporary is dedicated to Earle Brown’ s music.
Here Gianni Lenoci leads us along the Brown’s milestones path. His interpretation delivers an intimate light to composer’s sound consistencies, to his vibrating silences, to his floating voicings with a magic intensity.

Recording made possible by a grant from The Earle Brown Music Foundation,  http://www.earle-brown.org , here is a great release that comes with a booklet including excerpts from Brown’s preparatory notes, from his “Some notes on composing”, Home Burial text by Robert Frost and “Listening” a liner signed by Emeritus Professor of Philosophy Language (Bari University) Augusto Ponzio.

Reviews

Avant Music News
Daniel Barbiero

Relative to his New York School associates John Cage and Morton Feldman, Earle Brown (1926-2002) tends to be overlooked both as a composer and as someone who helped reimagine the relationship between composition and performance. But his work with graphic and indeterminate scores, composed in the 1950s, helped define a concept of composition as an open-ended—he liked to use the word “mobile”—process consisting in the dynamic exchange of creative energy between composer and performer. Brown described these scores, exemplified by the FOLIO collection, as “ambiguous but implicitly inclusive” systems which, with the active participation of the performer, would stimulate an engagement with sound through its multiple parameters. Beyond their capacity to elicit a highly creative response from the performer, Brown’s graphic scores—the single-page December 1952 best known among them—are elegant, and elegantly spare, works of visual art in their own right.

The Pugliese pianist Gianni Lenoci has had an interest in Brown’s work for at least a decade, having obtained from the Earle Brown Foundation some scores for study. Like other performers before him, Lenoci, active in jazz and improvised music, was attracted to Brown’s work at least in part because of Brown’s own background as an improvising jazz trumpeter. Unlike a composer like Cage, who long denied the role of improvisation in the interpretation of his own indeterminate scores, Brown fully acknowledged that improvisation was the latent content implicit in his graphic and modular work. Lenoci’s Selected Works for Piano and/or Sound-Producing Media, the recording of which was supported by a grant from the Earle Brown Music Foundation, presents the pianist’s realizations of ten of Brown’s compositions.

Lenoci’s piano performances are exquisite—hearing them, one can imagine sound as the material crystallization of time. The pieces from FOLIO treat sound as consisting in a collection of quanta–a series of brief, discrete points in time defined by their sudden eruption, limited duration, and inevitable dissipation. Moving through the FOLIO sequence these events gradually become longer in phrasing or simply hang in the air, blending into one another—helped, in the case of December 1957 52, by an electronic delay or loop. In contrast to these piano performances, Lenoci’s interpretation of Four Systems is a thicker-textured thing–all electronic scuff and rush. The closing piece, Twenty-Five Pages, is a shimmering kaleidoscope of pianism that never loses momentum throughout its entire twenty-five minute length.

Vinylmine

Ο 55χρονος Gianni Lenoci είναι ένας από τους πιο σημαντικούς, σημερινούς, ιταλούς πιανίστες-αυτοσχεδιαστές. Είναι δε, φρονώ, γνωστός και στην Ελλάδα, αφού έχει συνεργαστεί σε παραστάσεις και στη δισκογραφία με τον Σάκη Παπαδημητρίου και την Γεωργία Συλλαίου (άκου, ας πούμε, το “Nosferatu a Monopoli” από το 2005), όπως και με την ελληνική Plus’ n’ Minus Collective Orchestra στο πλαίσιο των 49ων Δημητρίων, στη Θεσσαλονίκη, το 2014. Έχουμε γράψει κι άλλες φορές στο δισκορυχείον για δίσκους τού Lenoci στην Amirani, είτε για προσωπικούς του (“Morton Feldman: for Bunita Marcus 1985”), είτε για συνεργασίες του με άλλους μουσικούς ή γκρουπ – δες κείμενα για το “Wet Cats” (2017) με τον ντράμερ FrancescoCusa ή για τα άλμπουμ των Reciprocal Uncles. Στο πιο πρόσφατο CD του στη γνωστή μας ιταλική jazz-improv-avant εταιρεία, ο Lenoci αποτείνει φόρο τιμής σε μια μεγάλη μορφή της αμερικανικής πρωτοπορίας (του 20ου αιώνα φυσικά), τον συνθέτη Earle Brown (1926-2002).

Percorsi Musicali
Ettore Garzia

Tra il '76 e il '78 Nelson Goodman scrisse due libri fondamentali di filosofia e teorizzazione di un sistema dei simboli (Languages of art e Ways of worldmaking), che portavano a compimento quel costruttivismo interpretativo che aveva raggiunto anche la musica più di un ventennio prima, tramite il giro dei compositori newyorchesi. In particolare Goodman insinuava l'idea che non esistesse un'unica realtà a cui dobbiamo dare conto, bensì plurime manifestazioni di esse a seconda dello schema concettuale a cui ci riferiamo: un uomo può essere considerato secondo la sua struttura cellulare, secondo la sua posizione sociale o per le sue particolari qualità, e la nostra variabile interpretazione non solo non ammette il predominio valutativo di una "versione" rispetto ad un'altra, ma è passibile di essere misurata con tanti mezzi (posso usare la descrizione verbale, i numeri e la geometria, posso disegnarla o anche suonarla). Di tale complessità ne fece lezione anche Earle Brown (1926-2002) nel momento in cui capì che sarebbe stato necessario liberare la partitura dalle convenzioni, attraverso un sistema compositivo di segni, che rimettesse nelle mani dell'esecutore un compito importantissimo: poter scegliere l'ordine di esecuzione degli eventi, poter determinare che tipo di flessibilità vuole utilizzare e soprattutto, dover far scaturire un mondo musicale sulla base di una traduzione della grafica che, nel caso di Brown, spesso prevede solo una serie di linee orizzontali o verticali dotate di una lunghezza o spessore variabile, di un'indicazione di intensità e di un tempo di relazione. Senza addentrarci nelle incredibili implicazioni che questo ragionamento può portare (Brown invitava a trovare addirittura una seconda o terza dimensione della partitura), ciò che è semplice intuire è che la logica deduttiva ci impone di pensare a grandi interpreti, abituati anche all'improvvisazione e capaci di ottenere in modo proficuo questi difficoltosi risultati: appartiene ad essi anche il pianista Gianni Lenoci, che in una pubblicazione Amirani formalizza il suo lavoro per l'americano con una sua selezione riconosciuta; si tratta di una registrazione che era stata paventata nel marzo 2016, dopo che Lenoci aveva ricevuto il Grant Program dalla Earle Brown Music Foundation. Grazie a Donatello Tateo, Lenoci ci rilasciò un'intervista specifica, in cui sottolineava motivazioni e progettualità del suo interesse verso Brown, ricomponendo collegamenti interessantissimi con Bach (puoi leggerla qui)

Selected works for piano and/or Sound-Producing Media contiene la prima composizione dell'americano del 1949 collegata a Frost, dal titolo Home Burial, in cui serpeggia ancora una personalissima impronta seriale, parametrata però su affascinanti gruppi ritmici; contiene gli otti temi di Folio (1952-53), pezzi in cui si può cominciare a fare la conoscenza di quanto detto prima a proposito della partitura, con notazioni designate per "...incoraggiare la "mobilità" concettuale nell'approccio dell'esecutore alla partitura..."; poi January 1954 dai 4 Systems e gli immancabili Twenty-five pages. Va da sè che Lenoci si misura in un repertorio che è stato calcato da splendidi esecutori in passato ed è dall'ascolto comparato con essi che si può ricavare un'informazione aggiuntiva. 

Quanto a Home Burial, la versione di Lenoci si affianca a quella di Sabine Liebner (che si può trovare in un cd per la Wergo dal titolo Abstract sound object) contenendo in comune quella "macchia" armonico-espressiva che probabilmente ha stimolato l'interesse di Lenoci per Brown; per quanto riguarda Folio, bisogna tener presente che Brown aveva previsto variabilità nella strumentazione e nelle durate: ciò significa che, mettendo da parte le versioni non per piano solo, ci si ritrova con le interpretazioni "velocissime" e piene di contrasto di David Arden, l'impostazione estensiva della December 52 di David Tudor e le accresciute dinamiche profuse da Michael Daugherty con l'ausilio di nastro e computer, per finire al ciclo completo della Liebner, dotato di maggiori lunghezze di tempo e di un allungamento atto a mettere in evidenza risonanze e silenzi; la versione di Lenoci calca sul misterioso, proietta molte sensazioni, lavorando su una causalità meravigliosamente costruita con cellule sonore che si perdono nello spazio d'ascolto: il culmine è December 1957 52, architettata tutta sulla valenza emotiva grazie ad un continuum sonoro fatto di cadenze calibrate in note fuori controllo, effetti estensivi ed inserzioni radiofoniche. 4 Systems ha analogie con la versione di Daugherty, ma qui il piano è completamente bandito da una aggiornatissima e seria trance di elettronica; per Twenty-five pieces Gianni deve competere con le versioni di Steffen Schleiermacher, Rzewski e Tudor, ma almeno per durata è a quella della Liebner che si avvicina con una estensione di 25 minuti, distanziandosene però completamente per altri elementi: nel rispetto dell'identità compositiva fornita da Brown (un contenuto sonoro fisso anche se flessibile), Lenoci si approccia per una digressione dinamica, una cascata di note scomposte, in arpeggio irregolare, sprovviste del tempo naturale. Quella di Lenoci è senza dubbio la migliore versione che io abbia ascoltato, penso ne sarebbe stato contento persino Brown.

Con Twenty-five pieces Brown si congiunge compiutamente con i mobiles di Calder e gli istinti creativi di Pollock: grafici prossimi all'immagine ed un patto suggestivo ed ambiguo con gli esecutori. Tra Webern e Cage, Brown si presta dunque ad un'attività di esplorazione che può essere ancora portata più in avanti ed è forse questo il messaggio che questo splendido cd di Lenoci vuole rappresentare.

Music Zoom
Vittorio

Il compositore americano Earle Brown è fra le figure più importanti dell’avanguardia, negli anni ’50 incontrò John Cage che lo convinse a trasferirsi dal Massachusetts a New York. Qui incontrò colleghi come Morton Feldman, David Tudor e Christian Wolff e tutti gli altri artisti che sono da iscrivere nella New York School, poeti, pittori, ballerini, musicisti americani attivi tra gli anni cinquanta e sessanta. La sua ispirazione non arriva solo dai colleghi musicisti, fra i suoi artisti preferiti cita due esponenti delle arti figurative come Jackson Pollock e Alexander Calder, fra i suoi amici ci sono sassofonisti jazz come Zoot Sims e Gerry Mulligan insieme ai compositori Pierre Boulez e Bruno Maderna. La Amirani Records pubblica ora una selezione delle sue opere per pianoforte e insieme a 4 Systems January 1954 in cui si usano effetti elettronici. Come esecutore è presente l’esperto Gianni Lenoci, a suo agio sia cone le partiture aleatorie che con l’improvvisazione. Sono brani per lo più brevi, minimalisti, ad eccezione dei nove minuti di December 1957 52, il suo brano più noto, e del finale Twenty-Five Pages che anche nell’esecuzione, venticinque minuti, conferma il titolo. Non resta che farsi sedurre dalla proposta del compositore americano, spesso più apprezzato in Europa che in patria, per la sua musica così speciale che pur sfuggendo ai concetti di armonia e melodia si presenta con una sua candida bellezza.

Credits: 

Gianni Lenoci _Piano and Electronics

Recording _ March 29, 2016, Wave-Ahead Studio, Monopoli, Italy
Sound Engineer & mastering _  Mimmo Galizia
Liner notes _ Augusto Ponzio
Poem _ Home Burial by Robert Frost
Gianni Lenoci photo _ Niky Tauro
Graphics _ Nicola Guazzaloca
Production _ Gianni Mimmo for Amirani Records

This recording was made possible by a grant from the Earle Brown Music Foundation (USA)